E sono passati venti anni. Hiroshima Mon Amour in Via Belfiore. Torino ovviamente.

In realtà ne sono passati di più di 20,  ma io mica ci andavo prima del 92 all’Hiroshima, quindi per me sono 20 anni e non rompiamo gli zebedei.

Per chi non sapesse di cosa sto parlando, l’Hiroshima Mon Amour è un’associazione “nata per agire nel campo della produzione e dell’organizzazione di spettacoli e di eventi culturali.” (cito dal sito)

Per me invece era il locale dove andare praticamente tutte le sere e passare un po’ di tempo con gli amici, bere un birra, ballare un po’ di bella musica, fare conoscenze più o meno interessanti (alcune molto) e ascoltare a prezzi ridicoli gran bei gruppi  (ah i Senzabenza, che ricordi).

La prima incarnazione dell’Hiroshima (quella di via Belfiore, quella che rimane nel mio cuore)  era a 5 minuti macchina da casa mia (volendo a piedi ci volevano venti minuti scarsi), e si trovava in un interno cortile che dio solo sa come hanno fatto gli inquilini di quello stabile a non buttare due o tre bombe atomiche di sotto.

Per entrare bisognava essere soci, ma la cosa bellerrima era che la tessera non era un pezzo di carta e basta, ma ogni anno portava l’illustrazione di un famoso (o futuro famoso) illustratore solitamente nella scuderia Bonelli. Non a caso parte di un albo di Dylan Dog è ambientato proprio all’Hiroshima Mon Amour (anche se nell’albo è descritto come bar per incontri piccanti mentre nella realtè di piccante c’era probabilmente solo qualche panino).

Mille e più di mille sono i ricordi di quel locale che mi porterò dentro probabilmente finchè campo: dal ballare sulle note di Come Out And Play, alle serate dove si arrivava e Mario erà già lì chissà da quando con la testa poggiata su uno dei tavolinetti, alla partita di calcetto nella sala ballo in una serata deserta dove tutto il mondo  era ad un concerto dall’altra parte della città.

Per me era una seconda casa, sempre aperta, quasi un centro sociale ma un pelo più organizzato che alla fine oggi definiremmo un locale indie perchè siamo fichi dentro.

E quella sera in cui l’hanno chiuso, quando abbiamo visto tutta la gente fuori disorientata come se avessero spento la luce del sole, ci è sembrato che una parte di noi stesse morendo, e alla fine è stato proprio così.

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2 Responses to E sono passati venti anni. Hiroshima Mon Amour in Via Belfiore. Torino ovviamente.

  1. Liv ha detto:

    Oddio….quanti ricordi mi hai riportato alla mente! Sicuramente una seconda casa anche x me quella di via belfiore ….dietro l’angolo della mia “prima” casa! ….e le serate in cui non trovavo mai il cappotto e tornavo la domenica mattina a chiedere a Fabrizio se l’avevano trovato li’? Non c’era bisogno di sentirsi prima di x organizzare la serata, Hiroshima era tappa fissa! Devo avere ancora conservati da qualche parte alcuni dei vecchi volantini con il programma degli eventi! …. Che meraviglia!

  2. dylandogdiary.it ha detto:

    Buongiorno a tutti voi, nostalgici e non.
    Vi informo di aver postato oggi sul mio blog un articolo proprio sull’Hiroshima che, in parte, riguarda l’albo da voi citato di DD, il 71.
    Chi fosse interessato potrà leggerlo al seguente link:
    http://www.dylandogdiary.it/2012/08/dylan-dog-allhiroshima-mon-amour/
    Ci sono alcune pubblicazioni a carattere “dylaniato” date alla stampa grazie all’Hiroshima. Penso che molti leggendo il logo “Hiroshima mon amour” si saranno anche chiesti cosa fosse ma la maggior parte sarà passata oltre.. Ed è questo che mi ha spinto a fare un po’ di chiarezza con l’articolo.
    Buona giornata.

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