Player One. Il nerd che è in ogniuno di noi apprezza.

41bw5bGVXJL._AA258_PIkin4,BottomRight,-49,22_AA280_SH20_OU29_Player One (Ready Player One in originale, mistero sul cambio del titolo) è un libro che può piacere solo ad una ben definita fetta del popolo terrestre: quella che annovera tra le sue file i nerdoni da paura tra la fine degli anni ’70 e l’inizio dei ’90.

La storia narra le gesta di un ragazzo di nome Wade che in un futuro abbastanza prossimo passa la sua esistenza quasi costantemente collegato ad una simulazione di realtà virtuale (chiamata Oasis) così perfetta che la gente ci va a scuola, ci gioca, ci scopa,  in pratica ci vive. Una sorta di Matrix ma a partecipazione volontaria.  Dentro questa simulazione è stato nascosto un Easter Egg, un “qualcosa” che se trovato farà diventare il vincitore l’unico erede di tutti i beni del creatore di Oasis, tal James Halliday, passato a miglior vita anni prima. E uno si chiede: ma che minchia c’entra una caccia al tesoro virtuale con gli anni migliori della mia adolescenza?

C’entra, perchè il creatore di Oasis era stato adolescente negli anni ’70 e ha infarcito la simluazione di qualsiasi citazione nerd possibile e immaginabile, da Joust al telefilm I Ragazzi del Computer. Proprio studiando tutte queste citazioni, studiandole attentamente, Wade e gli altri cacciatori dell'”Egg” dovranno scoprire gli indizi per risolvere l’enigma che Halliday ha lasciato come testamento.

Effettivamente Player One, a uno come me, non può che piacere molto. Primo perché parla di qualsisasi gioco/serie tv/film che ho giocato e visto. Secondo perchè la contrapposizione tra mondo reale e virtuale è una cosa che tra forum, chat e chissàcos’altro ho vissuto moltissimo in prima persona (ovviamente senza tute aptiche).

Capisco comunque le critiche: la storia è oggettivamente banale, molto poco realistica anche in un contesto di pseudo-fantascienza, e i personaggi sono veramente troppo stereotipati.

Un bel chissenefrega però in questo caso ci sta tutto:per me che passavo i giorni a giocare a Bubble Bobble nel bar vicino a casa  è stata una lettura decisamente piacevole.

PS: e comunque Player One può essere sempliciotto e facile, ma a confronto di 50 sfumature di stocazzo è scritto che sembra la Divina Commedia, così giusto per dire eh.

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