The Walking Dead: un gioco che di gioco ha poco ma ti dà tanto.

L’altro ieri ho finito The Walking Dead, il titolo di Telltale Games basato sulla licenza dell’omonimo fumetto e serie TV. Prima di tutto ATTENZIONE, qui sotto continuando a leggere ci saranno SPOILER, ma SPOILER TIPO LA FINE DEL GIOCO, o di alcune scelte drammatiche che si fanno durante il gioco che sono ovviamente considerate SPOILER.

Detto questo il titolo mi è piaciuto moltissimo ed è veramente un gioiello. Ma agevoliamoci dopo l’immagine per avitare che anche per caso l’occhio possa cadere su uno SPOILER.

TWD_Game1

Come dicevo poco sopra il gioco è veramente un gioiello nel panorama videoludico odierno. In un periodo di produzioni fatte in fotocopia tra FPS e Action Adventure tutti uguali (cioè pure Dead Space 3 sembra Uncharted) Telltale ha avuto un’intuizione geniale e anche tanto coraggio: prendere il concetto di Heavy Rain togliendgli però tutte quelle parti che “disturbano” l’esperienza narrativa, ovvero il gameplay da videogioco come tutti noi conosciamo.

Ne è venuta fuori più che un videogioco un’esperienza interattiva che fa credere al giocatore di prendere decisioni che influenzano la trama (e in parte è anche vero), ma che lo coinvolge in una serie di eventi che non possono lasciare indifferenti. Non nascondo che nel 3° episodio, quando il bimbo sta per morire, ho avuto due lacrimoni grossi così che mi sono scesi sulle guance. Non potevo rimanere impassibile davanti al dramma di un padre, che vede disintegrarsi nel giro di un attimo la propria famiglia. E anche nell’episodio dopo, quando c’è da sotterrare il cadavere di un altro bimbo, gli occhi lucidi ce li avevo eccome. Forse, dico forse, Telltale ha esagerato un filo con il dramma basato sui bambini, ma devo dire che l’obiettivo emotivo è stato centrato alla grande.

Altra cosa che non mi aspettavo è che il protagonista (nero, altra scelta coraggiosa) alla fine SPOILER!!!!!!!! muore. Porti avanti questa persona facendolo comportare come faresti veramente e già all’inizio dell’ultimo capitolo sai che è spacciato. Ci credi fino alla fine che possa salvarsi ma dentro di te sai che non è possibile. Ma è decisamente toccante.

Altro punto veramente eccellente della produzione è la caratterizzazione dei personaggi: già il fatto di avere come protagonista un afroamericano fa in modo che il giocatore si rapporti in una maniera diversa con il resto del gruppo. Non è un caso che il personaggio più odioso e che  ho contribuito a fare fuori quasi con piacere è tal Larry, che dimostra di odiare  il protagonista già dal primo incontro, e che pur non dicendolo mai è ovvio che l’antipatia che anche motivata dall’odio razziale. Tutti gli altri personaggi, anche quelli secondari, sono caratterizzati benissimo, tutti sempre in parte, sempre con dialoghi interessanti capaci do non interrompere mai la sospensione dell’incredulità del giocatore.

Quindi TWD è un “gioco” perfetto? No. La bellissima idea che sta dietro all’impalcatura del titolo è anche il suo peggior nemico. Finendo il gioco ci si rende conto quanto le nostre scelte siano quasi ininfluenti sull’ossatura principale della trama. Certo, alcune diramazioni permettono di salvare o meno un personaggio, di avere un rapporto amichevole o conflittuale con un altro, ma alla fine il tutto finirà come previsto dai programmatori di Telltale. Quindi, a mio avviso, rigiocare TWD non ha alcun senso e un (sicuro) seguito dovrà impegnarsi molto per far dimenticare al giocatore che sì, è lui a scegliere ma tanto alla fine le cose vanno come devono andare.

Comunque perdersi un gioco del genere è veramente un delitto. In pochissime occasioni (forse mai) ho provato sensazioni così forti davanti ad uno schermo. Saluti.

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