F1, simulatori e braccine doloranti.

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Un giorno ti ritrovi nel centro commerciale vicino a casa e salendo con la scala mobile vedi quello che ai i tuoi occhi a bambino sembra il non plus ultra della figata videoludica: uno stand con due simulatori di F1 completi di abitacolo monoposto, pistoni idraulici per dare la sensazione di movimento e volante da F1 con tutte le lucette e led che si accendono e spengono. Tali postazioni erano dotate di 3 schermi l’una, in modo da dare al giocatore una campo visivo molto ampio. Ho iniziato a sbavare.

Ovviamente, come qualsiasi essere umano maschio avrebbe fatto, mi sono diretto zombi-style allo stand, sorridendo inebetito sentendo il canto dei motori, riprodotto devo dire molto bene. 5 euro 5 minuti. Ok dico, quante volte posso usare un aggeggio del genere? “Ma con 10 euro ce n’è sta 12 di minuti”.

No, 5 euro sono abbastanza, poi metti che mi faccia cagare. Mi inserisco nell’abitacolo, e già mi esalto. Il tizio monta il volante e mi chiede se è ok. Sì, è ok, come non mai, fai partire sto coso dai su.

“E’ la prima volta? Cambio automatico o semiautomatico?” mi dice cercando di farmi capire che sarebbe meglio quello automatico perché ho l’aspetto di uno che non sa neanche dove si trova. Lo guardo con supponenza e forte delle centinaia, se non migliaia, di ore passate a gareggiare a Monza (insomma i miei anni bruciati a F1 Challenge sono una sicurezza) gli dico “Semiautomatico”.
I tre schermi prendono vita, e non ho neanche il tempo di capire che software stia girando che devo subito fare i conti con la resistenza mostruosa del volante, duro, durissimo, e anche con la farfalla del cambio, che è di metallo vero, e tutto diventa reale.

Inizio dai box con una certa difficoltà, ma passata la prima chicane, prese le misure con i martinetti idraulici che danno botte qui e lì, parto a razzo. Incredibilmente (ma neanche tanto visto che di Monza so pure i nomi dei giardinieri tanto ho guidato in millemila videogiochi), sono veloce, veramente veloce. Stacco abbastanza bene, le marce in curva sono quelle giuste. In 5 minuti riesco a fare qualche giro e non me n’ero accorto, ma intorno alla postazione si sono radunati un po’ di ragazzotti che commentano la mia prova.

Mi sembra di essere tornato ai tempi di Daytona USA in sala giochi, dove ero veramente bravo, e solitamente si formava un mini capannello di pseudo tamarri che non capivano come facesse quel coso occhialuto ad andare più forte dei loro simili.

Finito tutto arriva il tizio che mi dice che per essere la prima volta sono andato veramente forte. Me ne compiaccio. Dopo che ha tolto il volante cerco di uscire dall’abitacolo e li mi rendo conto che è difficilissimo. Ma come fanno i piloti, con tuta e casco ad uscire in un millisecondo? Per altro mi accorgo che 5 minuti di simulatore mi hanno indolenzito le braccia in una maniera veramente esagerata. Il tizio mi guarda con indulgenza “sì capita a tutti, ma con un po’ di allenamento vedrai che non si sente la fatica”.

Sorrido e lo ringrazio, ma altri 5 euro non glieli do. Però nella mia lista natalizia è apparso un nome: Fanatec.

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