Paper, please. Lunga vita alla glorioso stato di Arstotzka

Papers-PleaseAbbiamo vinto la lotteria, e il premio consiste nell’andare a lavorare come reponsabile dell’immigrazione nel checkpoint di Grestin, al confine tra il glorioso stato di Arstotzka (casa nostra) e gli eterni nemici (ora in stato di pace dopo una lunga guerra) della vicina Kolechia.

Questo è, più o meno, l’incipit di Paper, Please, un gioco indie che ci mette appunto nei panni di un funzionario all’immigrazione,

Si tratta di un gioco che fosse uscito nei primi anni ’90 sarebbe diventato un classico eterno. Oggi è “semplicemente” uno splendido gioco che riesce a trasformare la tremenda burocrazia che può esistere in un posto del genere in un’avventura/puzzle game unico nel suo genere.

Tecnicamente siamo di fronte ad un gioco in pixel art come se fosse uscito dalle prime produzioni Amiga. Pochi colori, quadrettoni, musica che sembra uscire da una scheda midi. Eppure in cinque minuti ci si ritrova a controllare passaporti, permessi di lavoro, carte d’identità, cercando un’incongruenza, un errore nei documenti, una dichiarazione sospetta. Perchè se facciamo entrare le persone sbagliate, o non facciamo etnrare quelle giuste, il ben poco magnanimo ministro all’immigrazione ci punirà, prima con dei semplici warning, poi con delle multe che andranno a incidere sul nostro già misero stipendio. Stipendio che dovrà bastare per sfamare, tenere al caldo e curare una famglia con figli, moglie e suocera.

Capita di tanto in tanto che qualcuno cerchi di corromperci, o che sia terrorizzato dal tornare nel suo paese di origine dove sicuramente lo arresterebbero se non peggio. E noi dobbiamo scegliere, se i documenti non sono in regola, se fare “la cosa giusta” ma rimetterci parte dello stipendio, o impersonare l’inflessibile burocrate senza cuore e anima. Non mancano attentati terroristici al confine, attentati che ovviamente obbligano le autorità a restringere le possiblità di immigrazione e a intensificare i controlli, introducendo di giorno in giorno sempre nuove prove (nuovi documenti, impronte digitali, body scanner etc…)

Insomma, un gioco bellissimo, sicuramente non adatto a chi vivie di pane e Battlefield, ma che secondo me potrà essere apprezzato da parecchie insospettabili persone.

Lunga vita all’Arstotzka!.

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