True Detective, una serie che non è una serie.

true-detective-poster“And just like every dream there is a monster at the end of it”

Mosso da mille tweet sfiziosi, mi sono deciso a guardare True Detective, una serie tv che è già diventata un cult negli states e che da noi grazie alla magggia dell’internet, sta iniziando ad essere apprezzata da un vasto pubblico di gente vogliosa di vedere qualcosa di bello in tv.

Iniziamo con il copiare Wikipedia dicendo che True Detective è una serie antologica, ovvero che l’arco narrativo della stagione si chiude con l’ultima puntata e ciao ai protagonisti, la seconda stagione parlerà di altro e di altre persone.

In realtà una serie antologica dovrebbe prevedere che tutte le puntate siano completamente slegate dalle altre (tipo Ai confini della realtà) però vabbè, è uguale.

Ma perché True Detective ha fatto tutto sto successo nella terra yankee e perché è apprezzato anche da noi? Principalmente perchè è una produzione della madonna. La serie si compone di 8 episodi che in realtà costituiscono un lungo film. Gli attori principali sono un impressionante Matthew McConaughey e un molto  bravo Woody Harrelson (che per inciso sono anche produttori esecutivi della serie). Partiamo quindi già da dei protagonisti che proprio due minchioni non sono, inoltre McConaughey ha una parte che per me è stata un’assoluta rivelazione. Essendo abituato a vederlo fare il cretino con gente come Jennifer Lopez e Kate Hudson, ritrovarlo magrissimo, devastato da una vita tremenda e in uno stato quasi di allucinazione perenne mi ha veramente colpito. Posso capire l’oscar vinto qualche settimana fa.

Comunque tornando a True Detective dicevo, quello che ti incolla davanti allo schermo non è tanto la trama, per certi versi abbastanza classica (omicidio rituale nella solita campagna americana dimenticata da Dio), ma come è raccontato il tutto.
Lo spettatore infatti è messo davanti a due situazioni che corrono parallele: le indagini dell’omicidio nel 1995, e “un’intervista” che i due protagonisti subiscono (separatamente) nel 2012. Chi si aspetta una roba stile poliziotto buono e poliziotto cattivo, Riggs e Murtaugh o Starsky & Hutch rimarrà parecchio deluso. Qui siamo più vicini a Twin Peaks che a Miami Vice,  immersi in un’atmosfera pesantissima, dove i due raccontano IL MALE, e insieme a questo le loro vite drammatiche immerse in un un setting che definire angosciante è poco.

Eppure si è portati a macinare le puntate una dopo l’altra, perché la storia prende, perché la storia di sti due è appassionante, perché vogliamo sapere cosa è successo veramente nel ’95.

Può non piacere eh, perché il ritmo è lentissimo, i dialoghi (e monologhi) sono lunghi e l’azione latita, ma sicuramente è una serie da vedere, perché cose così in TV non si vedono quasi mai, e sicuramente non con gente così brava.

Nota: la cosa in realtà che mi ha convinto a partire con True Detective (dopo i mille consigli di amici vari) è stata la sigla iniziale. Una roba veramente bellissima che mamma mia se questi facessero una serie su Alan Wake.

Vediamola.

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4 Responses to True Detective, una serie che non è una serie.

  1. lapinsu ha detto:

    ho letto le prime righe e mi son fermato…
    siccome la voglio vedere assolutamente, mi è venuto il timore che ci fossero spoiler… ho fatto bene a fermarmi o posso continuare tranquillo????
    tnx!!!!

    • dave182 ha detto:

      No, nessuno spoiler, faccio solo un accenno all’incipit della d della trama, ma è roba che si vede nel trailer della serie. Comunque se non vuoi non leggere 🙂

  2. lapinsu ha detto:

    Ok, ho letto con piacere e gusto. Complimenti.
    Come te, tanti amici me l’hanno consigliato. Io ho raccolto l’invito, ma sto aspettando che esca in italiano: ora come ora non ho tempo e voglia di seguire le serie tv con i subIta (ho fatto uno strappo alla regola solo per la terza serie di Sherlock).
    Speriamo la diano presto anche qui da noi, perchè la mia curiosità sta crescendo a dismisura!!!!

    • dave182 ha detto:

      Guarda, io non sono un fissato con la lingua originale, ma qui secondo me vale la pena perchè gli accenti, la parlata, le voci fanno parte proprio delle cose belle della produzione. Però ti capisco 😀

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