Joyland, e la quinta stagione diversa di Stephen King.

copertina-joylandTanti anni fa ero un divoratore di  libri di Stephen King. Non me ne facevo scappare neanche uno, e spesso il giorno dell’uscita nei negozi ero lì davanti (solitamente alla libreria de La Stampa in via Roma a Torino, dove ora sorge l’Apple Store) per essere uno dei primi ad avere  tra le mani il nuovo, sicuro, capolavoro del Re dell’orrore (eddai che l’ho scritto pure io 🙂 )

Ora, non è che ci fosse la fila eh, non c’era hype, non c’era pubblicità. Però avere subito il libro per me era una soddisfazione non da poco. Stagioni Diverse, per motivi anagrafici (è dell’82 ed ero un po’ piccino) non lo comprai all’uscita, ma lo lessi anni dopo, e secondo me fu un bene. Leggendolo però rimasi un po’ disorientato. Non mi aspettavo un libro che con spiriti, orrore e sangue non c’entrava praticamente nulla, ma mi piacque tantissimo.

Era un King che non conoscevo, che mi fece vivere quasi fisicamente le avventure e i ricordi dei protagonisti di queste quattro brevi storie. Oggi Stagioni Diverse è uno dei libri di King che ricordo con maggior affetto, e il buon Stephen l’anno scorso ha deciso, secondo me, di aggiungere un’altra storia, una quinta stagione, a quella bellissima raccolta.

Joyland è un flashback unico, un ricordo di una persona che racconta la più bella, divertente, incredibile, triste e drammatica estate della propria vita.

Anche qui, come capitava in Stagioni Diverse, la parte “paranormale” del repertorio di King è quasi assente, e tutto il racconto si basa su un caso di cronaca in un parco giochi, su personaggi come al solito descritti benissimo e sulla descrizione di una micro america del 1973 (quasi tutto si svolge in un parco giochi) tutto molto diverso dal rigore storico del precedente 22/11/63.

Certo è che dopo aver divorato Doctor Sleep, dove il male, il nero e la morte sono una costante, Joyland è un raggio di sole caldo e accogliente. Tutto è raccontato con dolcezza, gentilezza, non ci sono immagini brutali, non ci sono mostri deformi che rubano le anime. C’è un ragazzo con la sua storia, un mistero, e tanta dolcezza.

Joyland non è un capolavoro sia chiaro, ma è uno di quei libri che una volta finiti ti lasciano una malinconia dolce e amara nello stesso momento, come quando ti ritrovi a pensare alla tua adolescenza essendo conscio che è un periodo, bellissimo, che non tornerà più, ma sei contento di averlo vissuto nel modo giusto.

Comunque lo consiglio, caldamente.

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3 Responses to Joyland, e la quinta stagione diversa di Stephen King.

  1. wwayne ha detto:

    Joyland é praticamente un libro spaccato in 2. Per due terzi della sua durata King si concentra su aspetti collaterali al tema principale (la delusione amorosa del protagonista, le amicizie che stringe, il suo calarsi nei panni della mascotte eccetera), e soltanto alla fine mette da parte queste sottotrame per arrivare al nocciolo della questione.
    Il bello é che a me sono piaciute più le sottotrame del tema principale: con questo romanzo King ha dato prova di saper scrivere non soltanto scene horror, ma anche scene di vita quotidiana. E questi “slice of life moments” nella loro apparente banalità sono in realtà interessantissimi, perché fanno emergere il carattere dei personaggi, i sentimenti che li legano tra loro, le loro fragilità e i loro punti di forza… Joyland in questo é un romanzo straordinario.
    Di King ho letto nell’ ordine:

    Cell
    Joyland
    Christine la macchina infernale
    22/11/’63
    The Dome
    Ossessione
    Carrie
    Le notti di Salem
    Buick 8
    Doctor Sleep
    L’ ombra dello scorpione
    Duma Key

    A parte Duma Key (lento, confuso e depresso), sono state tutte delle bellissime esperienze, dei veri e propri viaggi all’ interno di un libro unico, di un mondo sconosciuto, di una mente geniale.
    E, come sempre succede alla fine di un bel viaggio, si é soddisfatti di come é andato, ma si é anche tristi, perché avremmo voluto prolungarlo per sempre.
    Ciò che apprezzo di più di King é l’ empatia che riesce a creare tra il lettore e i personaggi del romanzo. Ad esempio, mentre leggevo 22/11/’63 mi affezionavo profondamente non soltanto al protagonista, ma anche ai personaggi di contorno. E’ davvero un’ abilità non comune.
    Visto che abbiamo dei gusti letterari in comune, spero che questo mio post ti dia degli spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/04/27/la-fine-di-un-era/. : )

  2. lapinsu ha detto:

    Ai tempi del Liceo leggevo King continuamente. Negli ultimi anni l’ho perso un po’ di vista e non conosco le sue opere nuove, però diciamo che fino all’Acchiappasogni li ho letti praticamente tutti.
    E ti confesso che i libri suoi che preferisco, paradossalmente, non sono quelli con storie paranormali o del terrore, bensì quelli che raccontano storie più semplici, magari banali, ma sempre toccanti.
    Penso, nell’ordine, a:
    – Il miglio verde
    – Cuori in Atlantide (molto simile a Stagioni diverse come struttura)
    – La lunga marcia
    – Stagioni diverse (per l’appunto).
    In assoluto, poi, la storia più bella che secondo me abbia mai scritto è proprio “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, che figura proprio in Stagioni diverse e che, non per caso, ha dato la sceneggiatura al film col voto più alto su IMDb: Le ali della Libertà.

  3. russell1981 ha detto:

    Mi trovo d’accordo con te sull’analisi del romanzo.

    E’ vero, non è un capolavoro. Però diciamolo pure: ci è andato molto vicino.

    Russ

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