Cobain, il 1994 e un sospiro da brividi.

208225-nirvana-kurt-cobainOggi tutto il mondo dell’internet sarà inondato dal ricordo della morte di Kurt Cobain. A parte che io mi ricordavo fosse morto il 4 di aprile, a vabbè, sto invecchiando.

Quel giorno lo rammento benissimo, più che altro ricordo l’incontro con il mio amico Mario, il mio amico super fan dei Nirvana. Ci incontrammo all’angolo tra via San Francesco da Paola e Via dei Mille, e non ci sembrava vero che uno dei nostri eroi musicali se ne fosse andato così.

Ogni generazione ha il suo idolo che se n’è andato in maniera violenta o tragica. Il nostro è Cobain. Ok, per me c’è anche Layne Stanley, ma è un’altro discorso.

Non voglio qui ricordare quanto mi piacevano (e quanto mi piacciono ancora oggi) i Nirvana, ma se continuo ad urlare le loro canzoni in macchina un motivo ci sarà (certo, vedere uno in giacca e cravatta che urla “RAAAPEEEE MEEEEE!!!” fa sempre un po’ strano).

Comunque, i Nirvana rimangono uno dei gruppi che con soli tre album ufficiali in studio (Bleach, Nevermind e In Utero) hanno lasciato un segno indelebile nel rock di sempre. Sarebbe stato lo stesso se Cobain fosse campato fino a novant’anni? Non lo so, so solo che quel (breve) sospiro al termine dell’ultimo ritornello di Where Did You Sleep Last Night, nell’Unplugged, è un momento che mi fa sempre venire la pelle d’oca….

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