Bad Religion, sempre, solo, gli unici.

brliveAncora una volta mi sono ritrovato a vedere i Bad Religion con il mio aminchio Luca, questa volta in quel del Live di Trezzo D’Adda, e ancora una volta sono uscito dal locale con il sorriso stampato in faccia, la voce quasi scomparsa e una soddisfazione che veramente solo la band di Graffin e soci riesce a darmi.

Che dire, urlare come un pazzo su qualsiasi dei loro pezzi, vedere uno come Graffin che è veramente uno degli artisti più composti e tranquilli dell’intero rock mondiale essere seguito quasi come un profeta da tutti, e dico tutti i presenti al concerto, commuoversi come un ragazzino sulle note di Generator, beh, non ha veramente prezzo.

Ieri sera per altro il locale era strapieno e il sound era ottimo, il che ha permesso di godersi tutto il concerto in maniera quai mistica.

Ma cosa fa dei Bad Religion una band così speciale? Credo il fatto che Graffin sia capace veramente di prenderti, coinvolgerti, farti quasi sentire che lui è lì per te, che 34 anni di carriera sono passati come un soffio nel vento senza sbagliare praticamente nulla.
E la band lo segue, senza primedonne, senza fare le rockstar snobbone, tutto come se fosse il gruppo di amici che vai a vedere quando passano in città perché sai che sono speciali e suonano per te.

Greg, ormai con i capelli bianchi, canta senza sosta per tutto il concerto, senza praticamente pause, con un pubblico davanti in visibilio, che non solo poga come a un normale concerto di questo genere, ma lo senti che c’è qualcosa di speciale nel coro assordante di Generator, o nel ritornello di You, o ancora nel cantare metà album di Suffer.

No, non ho la mano ferma :D

No, non ho la mano ferma 😀

E la cosa che stupisce di più è proprio questa: tutti sanno tutte le canzoni. I Bad Religion hanno un repertorio sterminato che copre oltre trent’anni di carriera, eppure da Fuck Armageddon…This Is Hell dei primi ’80, a True North dell’anno scorso, è un coro costante, energico, sentitissimo.

Insomma, è stata una serata bellissima e come al solito quel sorriso ebete di goduria estrema è ancora stampato ora sul mio faccione.

PS: un saluto a Alessandro, Matteo ed Enrico con cui ho visto il concerto e/o ho avuto il piacere di salutare anche solo di sfuggita.

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