L’equo compenso e la grande tristezza.

220px-SIAE_BollinoCome tutti ma proprio tutti sanno, da un paio di settimane sono in vigore le nuove tariffe del cosiddetto “equo compenso” ovvero quella tassa sui dispositivi elettronici che integrano una qualsivoglia memoria, che praticamente serve a legittimare il fatto che una persona POTREBBE fare una copia di backup legittima di un bene coperto da diritto d’autore.

Ecco, la prima cosa è il condizionale: POTREBBE. La seconda è fare una copia di un bene LEGITTIMAMENTE acquistato. Meno male che non c’era la tassa quando registravo i vinili su cassetta per sentirli con il walkman. Notare che quella copia, secondo la legge, non la si deve dare a nessuno eh, è solo una copia di sicurezza nel caso mi si spaccasse il CD.

A parte che io compro su iTunes, e quindi non ha proprio senso il concetto di copia di sicurezza, a parte che chi usa Spotify non ha neanche la musica in locale, ma quello che è gustoso è che se io mi faccio una copia di sicurezza, che NON POSSO DARE VIA, in che modo danneggio la SIAE?
Perchè Gino Paoli vuole i miei soldi se io non condivido in alcun modo il bene che ho acquistato? Dov’è il problema per il diritto d’autore?

Detto questo parliamo dell’incredibile tristezza sia di Paoli e dei suoi soci, sia del ministro Franceschini.
Quando si vociferava della “rimodulazione” dell’equo compenso, cosa che se necessaria può essere fatta ogni tre anni, il buon Franceschini aveva dichiarato che tale aumento non sarebbe stato scaricato sulle spalle degli acquirenti.

A parte che per dichiarare una cosa del genere uno dovrebbe essere membro dei consigli di amministrazione di Sony, Apple, Samsung e un altro dozziliardo di società hi-tech, ma cosa si aspetta, che una società stia zitta e si carichi in groppa la tassa per far bella figura a lui e a Paoli?

Quando lo Stato aumenta le accise sulla benzina, forse le compagnie petrolifere dicono “ah, per il bene della nazione e perchè il governo italiano ci sta simpatico ci suchiamo noi l’aumento”?  No, otto secondi dopo la benzina alla pompa è già aumentata. Anche sette, di secondi và. E il carburante è un attimino più importante di un iPhone mi sembra. Ma lì tacciono tutti. E perchè quindi un aumento di una tassa sugli hadr disk o sugli smartphone non dovrebbe essere ripiazzata sugli utenti otto secondi dopo?

Ma il grandissimo figurone dimmerda arriva per il ministro quando attacca Apple che ha aumentato i prezzi dei suoi device dopo qualche giorno dal varo della rimodulazione.
Franceschini twitta indignato che Apple fa pagare sempre e solo gli utenti italiani, e SIAE esplicita il suo sdegno dicento che la casa di Tim Cook è “una multinazionale che pensa solo al profitto”.

Minchia, una multinazionale che pensa solo al profitto, non ci si può credere. E dire che Fiat, Samsung, Toyota, Sony, Audi sono tutte onlus che aiutano i poveri e bisognosi. In Africa paracadutano Yaris e Playstation 4.
Il fatto è che qualche giorno prima il ministro aveva twittato che questo fantastico aumento sarebbe stato a carico dei produttori, bullandosene come non ci fosse un domani, senza però aver conivolto loro nella decisione, accidempolina.

E’ come andare al risotrante, mangiare come dei maiali e dire “Tanto offre il ristoratore”. Ma tu il ristoratore non lo conosci mica e 5 minuti dopo il gestore torna dagli amici che erano con te (che nel frattempo sei telato via con una scusa)  e gli chiede i soldi. E in Apple, che proprio dei minchioni non sono, l’hanno fatto apposta: “ah questo qui dice che lo paghiamo noi? Bene”, non solo ti alza i prezzi ma sul sito ti mostra quanto è la “tassa sul copyright” (notare che non c’è scritto equo compenso eh).

Poi oh, Apple i suoi device li può vendere al prezzo che vuole, chi minchia sono Franceschini o la SIAE per dire che è “immorale” il gesto di Apple? Se in Italia si continua a vendere un botto di iPhone perchè l’azienda che li produce dovrebbe abbassare i prezzi? Azienda che per altro produce device sono oggettivamente beni di lusso, perchè cellulari da 100 carte ce ne sono a valanga, quindi non è obbligatorio rivolgersi ad Apple. Comprare un iPhone è una scelta, e molti la fanno.

Insomma, quando Niki Lauda parla di “solito casino italiano” quando descrive la situazione in Ferrari, intende cose tipo questa.

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