The Evil Within: quando Resident Evil incontra Silent Hill

the-evil-within_xbox360_cover-145x204Devo essere sincero, ero un po’ titubante nell’affrontare The Evil Within viste la pioggia di critiche e bestemmie che l’internet aveva generato. Però c’era anche chi ne diceva un gran bene e le recensioni erano contrastanti, chi ne parlava molto bene, chi trovava difetti molto brutti.

Alla fine, approfittando di prezzi più che appetibili in digital delivery, l’ho preso su PC e devo dire che, finito ieri sera, mi è piaciuto tantissimo. Ci sono però un sacco di “però” che è necessario spiegare.

Prima di tutto partiamo dalla cosa migliore: l’atmosfera. Il papà di Resident Evil, Shinji Mikami, e i  ragazzi di Tango Gameworks, hanno dato uno stile al gioco veramente unico. Tutta l’avventura è accompagnata da ambientazioni ispiratissime, aberrazioni biomeccaniche e momenti di ansia che fanno di The Evil Within una fusione clamorosa dei migliori aspetti di Resident Evil e Silent Hill, per altro senza dare l’impressione del plagio. Si passa da pseudo villaggi come in RE4, alle magioni RE1 style, a ospedali, palazzi, strade, che modificano la loro natura come in SH. Tutto però è coerente, non sono pazzi attaccati solo per fare l’effetto “ohhhh guarda lì”.

La trama, incredibilmente per gli standard di Mikami, è molto buona e effettivamente il gusto di sapere come si sarebbe conclusa c’è stato, la contrario magari di alcuni suoi titoli passati che non brillavano per plot.
Ho letto da molte parti come critica che TEW non fa paura. Eh no, non deve farla, TEW disturba e non poco in diverse parti, e poi è, finalmente, una festa di sague, come un gioco horror splatter deve essere.

Ma cosa non va quindi in The Evil Within? Non va il fatto che il gioco è molto difficile, ma difficile a causa di alcune meccaniche trial and error che in un survival come questo proprio non ci dovrebbero essere, e rischiano di rendere tutto molto molto frustrante. Tanto frustrante da far pensare che il gioco in alcuni punti sia proprio “rotto” e, non lo nascondo, così frustrante da farmi usare qualche volta  le munizioni infinite(sia benedetta Id e i suoi motori) e nei momenti peggiori il God mode.

C’è da dire che, per avere un feedback veloce sulla difficoltà, ho messo su il primo Silent Hill per PS1 e mi sono reso conto che forse The Evil Within non è proprio rotto, ma sono io che non sono più capace a gestire un certo gradoi di difficoltà, che comunque, è alto.

Comunque, tirando le somme, a me alla fine è piaciuto moltissimo. Lo consiglio? Non lo so. Su PC sì, sia visto il prezzo sia la possiblità di usare qualche aiuto, sia il fatto che si possono togliere le malefiche bande nere e avere i 60fps. Su console, forse no, ma insomma, è un gran bel Silent Evil 😀

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