Videogiochi di calcio, dieci pietre miliari. Capitolo 2: Tehkan World Cup

Tehkan-World-CupNel lontano tempo tra la scomparsa dei dinosauri e l’avvento dello smartphone era uso di alcuni esseri umani andare a trascorrere del tempo il luoghi a volte meravogliosi, a volte pericolosi e sinistri, che rispondevano al nome di sale giochi. Era un tempo in cui nelle sale giochi c’erano i videogiochi veri, e non i videopoker uccidi anziani. E in quel tempo, per la precisione nell’anno del Signore 1986 (’85 in Giappone pare) comparve in queste sale giochi un coin-op che avrebbe fatto sì che molti ragazzi tornassero a casa con il lato del palmo della mano livido. Sto parlando di Tehkan World Cup.

Tehkan World Cup era un gioco di calcio con vista a volo d’uccello con un paio di particolarità. Primo, il cabianto era uno di quelli orizzontali, tipo tavolo, quindi se si giocava uno contro l’altro si stava ai due lati del cassone. La seconda particolarità è che non c’era il tipico joystick, ma una trackball.

Il gioco era tecnicamente, per l’epoca, grandioso, con una grafica coloratissima, molto dettagliata e velocissima. Tehkan World Cup era però fisicamente impegnativo. Proprio per il fatto che si utilizzava la trackball, si passava tantissimo tempo a “rullare” la sfera per far correre i calciatori il più veloce possibile, rischiando spesso che il lato del palmo della mano finisse “pinzato” tra la sfera (pesante, tipo palla da biliardo) e il bordo dell’incavo dove la trackball stessa era alloggiata. Ovviamente non si doveva far notare che la pelle veniva pinzata, perchè sarebbe stata una cosa poco virile urlare per una roba così ridicola. Eppure, guardacaso, tutti a fine partita si massaggiavano quella parte della mano. Ovvio che i movimenti di braccio e di polso ben si sposavano con le attività onanistiche dei nerd di allora. E lo chiamavano braccio del tennista, mah.

Comunque Tehkan World Cup era veramente un gioiello da sala giochi e il suo cabinato orizzontale lo faceva sembrare un calciobalilla futuristico.
Solitamente nelle sale giochi veniva piazzato strategicamente in punti abbastanza ampi del locale, dove oltre i due giocatori potevano assieparsi attorno al cabinato un nutrito numero di scassapalle che davano consigli assolutamente inutili e anzi noiosamente banali, fino a che ovviamente arrivava il tizio de “dai questo gol te lo faccio io” e dovevi capire se accapigliarti con lui o se potevi non calcolarlo.
Il confronto con il calcioballilla (o calcetto o biliardino mi fanno notare dalla regia) non era casuale, anche perchè, come avveniva con il mitico tavolone con gli omini e le stecche, anche qui se uno vinceva rimaneva al suo posto e cambiava l’avversario.

Purtroppo giochi così, e in particolar modo Tehkan World Cup, non poteva vivere fuori da una sala giochi come un pesce non può vivere fuori dall’acqua. Le sfide con i tamarri, il dolore alla mano, l’odore mefitico di sudore, il capannello di sfigati intorno al cabinato, purtroppo, o per fortuna, sono cose che rimarrano per sempre chiuse nel ricordo di chi visse quegli anni bellissimi ma faticosissimi.

La trackball spaccamani.

La trackball spaccamani.

Tanto tanto bello, tanto tanto dolore, tanto tanto entusiasmo.

Tutti i post sui Videogiochi di Calcio: 10 Pietre Miliari li trovate cliccando qui.

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