Hardwired… to Self-Destruct, quattro parole in scioltezza

metallica_hardwired____to_self-destruct_2016Oggi 18 Novembre 2016 esce Hardwired… to Self-Destruct, il decimo album in studio dei Metallica. Ora, è una settimana che grazie all’internet lo sto amabilmente ascoltando, e avendo anche avuto la possiblità di godermelo nella mia sala ascolto privata (la macchina) ne dico qui due cosette.
Allora, al premere play già subito si ha un’ottima notizia: i suoni sono queli che devono essere. Basta rullanti diversamente suonanti, basta effetti bislacchi, basta. Finalmente i suoni sono quelli che ci si aspetta dai Metallica: potenti, asciutti, quel gh gh gh delle chitarre che tanto fa Ride The Lighting/Master of Puppets.
Il disco si apre con il pezzo che dà il titolo all’album, Hardwired appunto, per altro il primo singolo uscito mesi fa. Nononstante al primo ascolto non mi avesse molto convinto, risentendolo qualche volta devo dire che invece è un gran bel pezzo, tiratissimo, molto azzeccato. Atlas, Rise! ,terzo singolo pubblicato e secondo brano, è la prima chiccha di questo lavoro dei quattro di San Francisco. Intrecci di chitarre, un quattro quarti bello secco, ritornello finalmente all’altezza, parte finale che fa lacrimare dai ricordi del passato. Bello bello. Il disco continua su livelli molto alti con Now That We’re Dead, l’ispirata Moth Into Flame e Dream no More, con la prima parte di questo doppio album (sì purtroppo questo è uno degli aspetti negativi) che si chiude con Halo On Fire che è sì un bel pezzo, ma più facilone, con un ritornello orecchibile e delle linee melodiche delle chitarre più sempliciotte.
Come dicevo Hardwired… to Self-Destruct è un album doppio, diviso in due parti da sei brani per ciascuna. La seconda parte è, senza dubbio molto molto meno ispirata della prima (a parte l’ultimo pezzo di cui parlo alla fine). Si parte con Confusion, un pezzo eccessivamente lungo per quello che ha da dire, ascoltabile sì, ma anche a causa si una linea melodica di Hetfield molto banale, insomma scivola via senza gloria. Peggio si va con il brano successivo, Manunkind, pezzo superfiller, che mi chiedo perchè inserirlo in un disco del genere, con uno standard molto più alto. Here Comes Revenge, non tremendo, è un brano però che ha più meriti per certi stacchi ritmici abbinati ai suoni che citavo all’inzio che per il pezzo in se. Purtroppo la vena canora di James non è più quella di una volta e in brani così si nota parecchio. Am I Savage? è invece un pezzo brutto, noioso, troppo lungo, con riff e un incedere che non c’entrano una mazza con altri brani di questo disco. Murder One, penultimo brano, sarebbe anche un pezzo più che ascoltabile, ma anche qui caro Hetfield proprio non ci siamo. Troppe urla in un brano che poteva avere traqnuillamente la potenza malsansa di un The thing that should not be, e invece con tutte ste urla monocordi boh proprio non ci siamo. E proprio quando uno sta per dire “vabè, metà album è ottimo, il resto me lo ascolto quando cucino” ecco arrivare la fucilata, il missile. Spit out the bone è Metallica allo stato puro, come il Dio del metal comanda,  velocissima, potente, iper adrenalinica, complessa, con una parte verso la fine emozionante. Bellissima, sicuramente il pezzo più bello dei Metallica non solo di  questo album ma degli ultimi venti anni, e che starebbe benissimo in uno degli album storici.

Insomma, Hardwired… to Self-Destruct è finalmente l’uscita dal tunnel che dal quel drammatico Load gente come me si aspettava da Urlich e soci. Non è perfetto, no, e se facevano un album di 8 pezzi invece che di 12 sarebbe stato veramente ottimo.
Purtroppo la cosa che emerge più di tutte è che Hetfield non ha più quel guizzo nelle melodie che aveva in passato, e questo fa si che pezzi potenzialmente belli vengano appiattiti da un cantare “quasi sempre uguale”.
I tempi di Master sono finiti, per un sacco di motivi, perchè quelli erano capolavori che nessuno, ne loro ne altri hanno mai egualigato, e perchè li abbiamo ascoltati in periodi della nostra vita speciali, ma i quattro cavalieri sono ancora in forma e questo ultimo lavoro dimostra che sanno ancora comporre come si deve oltre che essere sempre potentissimi dal vivo.

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