Assetto Corsa e l’incredibile passione per la guida.

28/01/2015

Assetto-CorsaMi piacciono i giochi di guida. Giocavo a Pole Position nel baretto da piccolo, e poi Pit Stop 2, Hard Drivin’, Lotus Challenge, Out Run, Super Monaco Grand Prix, Geoff Crammond Grand Prix, Indicar Racing etc etc etc..

Insomma, mi piace guidare sia dal vero che sui videogiochi e qualche tempo fa in un centro commerciale avevo provato un simulatore di F1 che, scoprii più tardi, utilizzava Assetto Corsa come cuore pulsante dell’esperienza. Quando scoprii che Assetto Corsa sarebbe stato pubblicato su Steam come gioco con accesso anticipato decisi  che era giusto fidarmi degli italianissimi Kunos Simulazioni e di dare sti 34 euro (al tempo, ora la versione full costa 45) per avere sul PC un prodotto che mi immaginavo osticamente bellissimo. In realtà il primo impatto, seppur eccellente come sistema di guida e come gestione delle fisica, mi aveva lasciato un po’ così soprattutto per la parte di comandi. Purtroppo non ho la possibilità di avere una postazione come si deve in casa con volante, sedile e dadi appesi allo specchietto, e quindi io e il mio fido pad del 360 ci siamo trovati molto in difficoltà nei primi momenti impazzendo nel calibrare bene i comandi (che rispondevano per altro in maniera diversa macchina per macchina).

Però i ragazzi di Kunos si sono dimostrati eccellenti professionisti e di settimana in settimana hanno migliorato, aggiunto, limato, cambiato un botto di roba. Ora Assetto Corsa (giunto se non sbaglio alla versione 1.0.2) è un simulatore pazzesco, che anche con il joypad dà delle sensazioni che solo i titoli Papyrus di un tempo avevano saputo regalarmi, ma qui c’è molto di più.

La cosa incredibile di Assetto Corsa non sono il numero mostruoso di auto presenti (il roster è abbastanza limitato ma molto significativo, e c’è anche la Ferrari LaFerrari), o 125mila piste, ma è il feeling reale, vero, fisico, che sa dare anche appunto giocandoci con un semplice joypad. Ora che tutte le magagne di gioventù sono state limate, fare una staccata alla Variante della Roggia a Monza con una KTM X-bow R o con una Ferrari 599XX Evoluzione beh, sono due mondi completamente diversi, e lo si sente eh. Pare incredibile, ma anche avendo solo un joypad in mano è come se si sentisse il grip dei pneumatici sull’asfalto, l’anteriore sinistra bloccata in frenata, l’eccesiva potenza in uscita sul cordolo che rischia di farti girare. Insomma, pura goduria pornografica motiristica. A questo orgasmo di velocità concorre in maniera decisa anche il sonoro. Se in Gran Turismo ci siamo sempre accontetnati di rumorini al limite della decenza, e se in Forza Motosport abbiamo iniziato a godere un attimo di rombi realistici, qui siamo al suonorealismo (oh esiste fotorelismo per la grafica, non può esistere suonorealismo per l’audio?) quasi perfetto. Sentire i “colpi” che danno gli scarichi quando con la 599XX Evoluzione scaliamo brutalmente le marce è una roba pazzesca, come per altro godere sulla LaFerrari (che nome…) quando il motore elettrico entra a supportare quello a benzina per dare il boost di cavalli. Insomma, si sente tutto, con un paio di cuffie e un volume giusto è come essere nell’abitacolo, veramente eccellente.

Parlando invece di grafica il gioco è molto molto buono, anche se per godere delle immagini che si vedono nei filmati è necessario avere un PC con le palle, ma anche con il dettaglio che il mio povero computerino si può permettere il gioco è decisamente buono. Le modalità di gioco non sono moltissime e se vogliamo fare un appunto, la carriera non brilla per originalità o per interesse. Ma Assetto Corsa non punta su quello, punta sul giro veloce, sul limare i decimi, sullo studiare il tracciato per capire se quel cordolo lo si può prendere veramente in quel modo o se passando più puliti si può risparmiare qualche centesimo.

Assetto Corsa è un simulatore di guida che per 45 euro offre un gioco, anzi un tool perchè si può moddare all’infinito, che ne vale migliaia. Chi ha la possibilità di avere in casa un Playseat con volante figo non può non comprarlo, sarebbe una bestemmia. Chi come me ha solo un joypad e ama la guida (attenzione, la guida, non il collezionismo) deve comunque mettere mano al portafoglio. Assetto Corsa non è un gioco, è un’esperienza.

Per chi continuasse a dire “Eh ma Gran Turismo è meglio” e “Eh ma Forza ha una fisica simulativa”, ci si ricordi che li ho giocato tutti i GT (pure il 6) fino alla nausea e i Forza su 360 fino a quasi fondere la console, e ho provato con molto piacere per diverse ore Forza 5 su One. Ecco, GT e Forza, rispetto ad Assetto Corsa, sono due ottimi giochi che, pur divertentissimi, non possono neanche avvicinarsi alla maniacalità di Assetto Corsa. Ma non perchè siano giochi brutti eh, ma perchè hanno un target diverso. Se si vuole guidare oggi c’è Assetto Corsa, punto. Domani ci sarà Project Cars? Mah… Vedremo.


The Evil Within: quando Resident Evil incontra Silent Hill

18/11/2014

the-evil-within_xbox360_cover-145x204Devo essere sincero, ero un po’ titubante nell’affrontare The Evil Within viste la pioggia di critiche e bestemmie che l’internet aveva generato. Però c’era anche chi ne diceva un gran bene e le recensioni erano contrastanti, chi ne parlava molto bene, chi trovava difetti molto brutti.

Alla fine, approfittando di prezzi più che appetibili in digital delivery, l’ho preso su PC e devo dire che, finito ieri sera, mi è piaciuto tantissimo. Ci sono però un sacco di “però” che è necessario spiegare.

Prima di tutto partiamo dalla cosa migliore: l’atmosfera. Il papà di Resident Evil, Shinji Mikami, e i  ragazzi di Tango Gameworks, hanno dato uno stile al gioco veramente unico. Tutta l’avventura è accompagnata da ambientazioni ispiratissime, aberrazioni biomeccaniche e momenti di ansia che fanno di The Evil Within una fusione clamorosa dei migliori aspetti di Resident Evil e Silent Hill, per altro senza dare l’impressione del plagio. Si passa da pseudo villaggi come in RE4, alle magioni RE1 style, a ospedali, palazzi, strade, che modificano la loro natura come in SH. Tutto però è coerente, non sono pazzi attaccati solo per fare l’effetto “ohhhh guarda lì”.

La trama, incredibilmente per gli standard di Mikami, è molto buona e effettivamente il gusto di sapere come si sarebbe conclusa c’è stato, la contrario magari di alcuni suoi titoli passati che non brillavano per plot.
Ho letto da molte parti come critica che TEW non fa paura. Eh no, non deve farla, TEW disturba e non poco in diverse parti, e poi è, finalmente, una festa di sague, come un gioco horror splatter deve essere.

Ma cosa non va quindi in The Evil Within? Non va il fatto che il gioco è molto difficile, ma difficile a causa di alcune meccaniche trial and error che in un survival come questo proprio non ci dovrebbero essere, e rischiano di rendere tutto molto molto frustrante. Tanto frustrante da far pensare che il gioco in alcuni punti sia proprio “rotto” e, non lo nascondo, così frustrante da farmi usare qualche volta  le munizioni infinite(sia benedetta Id e i suoi motori) e nei momenti peggiori il God mode.

C’è da dire che, per avere un feedback veloce sulla difficoltà, ho messo su il primo Silent Hill per PS1 e mi sono reso conto che forse The Evil Within non è proprio rotto, ma sono io che non sono più capace a gestire un certo gradoi di difficoltà, che comunque, è alto.

Comunque, tirando le somme, a me alla fine è piaciuto moltissimo. Lo consiglio? Non lo so. Su PC sì, sia visto il prezzo sia la possiblità di usare qualche aiuto, sia il fatto che si possono togliere le malefiche bande nere e avere i 60fps. Su console, forse no, ma insomma, è un gran bel Silent Evil 😀


The Last Door e i brividi lungo la schiena.

05/08/2014

last-door-613x459Adoro H.P.Lovecraft e E.A.Poe. Mi piacciono i videogiochi e sono uno di quei vecchi che apprezza i giochi in grafica pixellosa. Oggettivamente sono il target perfetto di The Last Door, avventura grafica con pixel grossi come una casa pubblicata sia su web sia su Steam/GoG etc.. dal team spagnolo The Game Kitchen.

Non mi metto a raccontare di cosa si tratta perchè il buon giopep ha scritto una bellissima e accorata recensione su Outcast.it, ma vorrei far capire il perchè questo gioco è così bello, almeno per me.

Credo che il fulcro di tutto sia nella regia, sia visiva che musicale/sonora del titolo. Nonostante ua grafica, come ricorda Andrea, da C64, siamo davanti a un lavoro magistrale per quanto riguarda tempi di azione, inserimento di suoni, rumori e tempistica dell’ingresso di temi musicali. E’ tutto pensato perfettamente. Lo si nota subito dal fatto che i titoli di testa del primo episodio arrivano dopo un breve incipit con un tema musicale adattissimo, come se stessimo guardando una serie tv di alto livello.

Tutto questo però sarebbe buono, molto buono, ma non ottimo, se non ci fosse una scrittura che supporta tutto in maniera veramente eccellente. I paragoni con lo scrittore di Providence non sono affatto sprecati. Questi ragazzi hanno talendo, da vendere, e sanno scrivere benissimo. Agghiccianti certi passaggi, momenti da infarto che arrivano sempre sempre quando meno te l’aspetti e un’atmosfera che non sfigurerebbe tra le strade di Innsmouth.

Insomma, non fatico a dire che questo The Last Door si piazza tranquillamente ai vertici di tutta la roba che ho giocato negli ultimi 12 mesi. Spero vivamente che vadano avanti con le altre stagioni (la seconda dovrebbe iniziare non tra tantissimo), perchè è stata veramente un’esperienza grandiosa (e, assicuro, in alcuni momenti veramente terrificante).

 


Asus T100, il tablet che serve veramente (a me).

29/07/2014

Transformer-Book-T100_1Devo essere sincero, quando Microsoft ha pubblicato Windows 8 il mio primo pensiero è stato: ma questi si sono grippati il cervello.
Incatenato all’idea di PC (fisso o portatile poco importa) da ormai lustri e lustri, il fatto di avere due anime in uno stesso device mi aveva fatto storcere il naso perchè se doveva essere un tablet, non aveva senso la versione desktop di Windows, al contrario se si trattava di un computer, l’interfaccia a quadrettoni era inutilizzabile.

Però, e c’è un però, mi è sorto il bisogno di avere un computer portatile molto piccolo ma potente, dove potessi utilizzare sia office che alcuni programmi di video e audio editing.
Ho provato sia con iPad, sia con un tablet android pure di fascia mica da ridere (Asus TF300T) ma niente. Nessuno riusciva a darmi quello che volevo.

C’è poco da fare , se uno deve editare dei documenti a livelllo professionale, anche il miglior office per iPad non regge il confronto con quello per Windows. Non parliamo poi di editare file audio o video. Il versante Android è messo ancora peggio con applicazioni assolutamente non all’altezza.

Ed è qui che ho deciso di andare sul lato oscuro dei tablet, e il modo più economico era questo T100.
Innanzitutto parliamo del prezzo. Io l’ho pagato 330 euro, compreso ovviamente di dock tastiera e di codice per il download gratuito di Office Home/Student Edition.

Che dire, il tablet funziona benissimo, è veloce, potente (grazie ai nuovi processori Atom che per fotuna non hanno nulla in comune con qulle chiaviche piazzate nei netbook qualche anno fa), e ci posso fare veramente tutto quello che voglio.
La tastiera è agganciata al tablet con un robusto connettore che permette di non avere problemi nella gestione del device, anche se, non avendo batteria al suo interno, è un po’ leggerina e quindi a volte è possibile che usando le dita sullo schermo, questo si sbilanci all’indietro (basta farci la mano).

Il fatto è che tutto quello che su un tablet Apple o Android è complicato, qui diventa normale. Vedere serie tv in streaming da internet, guardare skygo, giocare agli emulatori (magari attacandoci un controller usb se si usa la dock), lavorare con Office, usare software di editing, insomma, ammetto che mi ha cambiato molto il modo di lavorare e divertirmi.

Tipo, ho giocato The Last Door al mare senza portarmi dietro un cassone della madonna. Ai più smanettoni c’è anche da dire che installandoci Steam, funziona abbastanza bene lo streaming da un PC principale, cosa che ha ancora diversi problemi, ma più giochi saranno nativi con questa funzione, più il servizio funzionerà come Dio comanda.

Lati negativi ovviamente ce ne sono: il primo sono i materiali. Il corpo del teblet è di plastica e neanche della più rinomata. Attenzione, non siamo a livello di cinesate varie eh, ma Asus ci ha abituato a ben altro (per inciso la tastiera invece è ottima a parte il mousepad, veramene molto cheap).
Il secondo neo è la risoluzione dello schermo, che per me è sufficiente, ma nei suoi 10 pollici siamo piantati a 1.366 x 768, risoluzione standard di un portatile, quando Apple, Samsung e anche LG ormai sono a risoluzioni pazzesche (però con l’uscita microHDMI non si impazzisce nel collegarlo alla TV). Il terzo lo storage: i 32gb dichiarati sono una mera chimera. Dopo aver installato office ci ritroviamo con 12gb scarsi liberi. Cosa molto molto positiva però è poter installare tutti i programmi nella MicroSD, che diventa praticamente il disco D:

Grandissima cosa, è l’autonomia, che è assoluitamente è paragonabile a quella di un tablet android di quelli che durano tanto, e molto vicino ad un iPad. Insomma, un 7-8 ore dura tranquillamente ed essendo tutto lo starege memoria a stato solito, accensioni, spengimenti sono velocissimi (sì ci mette meno a partire questo ocn Windows 8.1 che un iPad Air, cronomentrato).

Quindi consigliatissimo, molto utile, ci si possono fare un sacco di cose sia serie che facete, ma diciamo:
Serve a chi: vuole un tablet/PC molto portatile, potente, che può far girare Office, Programmi vari, e giochi tecnicamente non esosi (leggi i titoli Telltale 🙂 )
Non serve a chi: usa il tablet solo per giocare ai titoli mobile e navigare su internet, chi vuole milioni di giochi gratis da provare ogni 5 minuti, chi non deve usare office o programmi di utilità seria.


Watch Dogs e quella sensazione del “cacchio c’eravamo quasi”.

23/06/2014

watch-dogs-box-artPartiamo subito col dire che a me Watch Dogs è piaicuto e parecchio. E’ un buonissimo titolo sotto diversi aspetti, e purtroppo non lo è sotto altri, ugualmente importanti, ma andiamo con (dis)ordine.

Innanzitutto Ubisoft è riuscita a creare un sandobox credibile, una città a mio avviso per nulla noiosa, verosimile, realistica. Certo, non siamo davanti a GTAVcome varietà e dimensioni, ma Watch Dogs vuole fare cose diverse e ci riesce bene. Innanzitutto le parti dove si spara sono veramente ottime. Il sistema di coperture funziona (c’ha qualche inghippo ogni tanto ma poca roba), e il feedback che dà sparare e centrare qualcuno è veramente soddifacente. GTAV sotto questo punto di vista non mi ha mai fatto impazzire. E’ abbastanza chiaro che qui ci hanno messo dietro persone che hanno lavorato a Splinter Cell et similia.

Dove Watch Dogs si rivela ancora molto buono è nella fasi action, dove per esempio stiamo scappando in macchina e tramite il nostro cellulare possiamo attivare ponti mobili, piloni dissuasori e far esplodere i tombini creando il caos vero per strada. Insomma correre a rotta di collo per la città, attivare il ponte, e mentre si alza andare a tavoletta e spiccare un balzo stile Hazzard è una roba che dà veramente soddisfazione, come per altro attivare con la giusta tempistica i dissuasori e sentire dietro di sè le auto inseguitrici impastarsi con estrema violenza sui piloncini scattati fuori dall’asfalto.

Altro momento che mi ha fatto parecchio piacere è stato, durante una sparatoria in un palazzo, rendermi conto di essre quasi spacciato, correre verso una vetrata, sparaci contro per distruggerla, lanciarmi di sotto e, dopo essre sopravvissuto alla caduta, prendere una moto lì vicino e tagliare la corda.
Ovviamente ho apprezzato anche il punto focale del gioco, ovvero le capacità di haking di Aiden, il protaognista, che grazie al suo cellulare può farsi i fatti di chiunque, entrare nelle webcam delle persone, spiarle, salvarle, ucciderle etc..

Insomma, è chiaro, nonostante Ubisoft smentisca, che siamo davanti ad un progetto che ha molti punti in comune con Person of Interest, serie che a me strapiace e di cui ho visto pochi giorni fa il season finale della terza stagione, e che cerca di intrigare il giocatore con appunto la possiblità di essere un pericolosissimo voyeur digitale.

Ma allora, se mi è piaciuto così tanto, perchè quel “cacchio c’eravamo quasi” del titolo? Perchè la trama, effettivamente è una schifezza. Oddio, non è tremenda, ma non sa proprio di niente.

Quello che mi chiedo è: ma perchè le software house infarciscono giochi del genere di milioni di missioni secondarie e collezionabili che solo una piccolissima percentuale di giocatori completa veramente, quando potrebbero investire denaro e risorse in trame più avvincenti e perchè no anche un pelo più corte e comprensibili?

Watch Dogs ha il merito di aver evitato il problema Assassin’s Creed , ovvero una bella idea ripetuta centinaia di volte, perchè le missioni sono varie, divertenti e avvincenti. Dove deve migliorare è nella scrittura, che con questo primo capitolo risulta noiosa, banale e a volte involontariamente comica.

Insomma, le aspettative per il secondo episodio sono alte, vediamo di non fare cagate, ok?

PS: A me del downgrade grafico è importato sega. Il mio PC lo faceva girare più che dignitosamente e questo mi basta.


Watch Dogs, la vita vera e il camminare con il telefono in mano.

03/06/2014

Watch-Dogs-Ubisoft-cover-artCredo che tutti gli appassionati di videogiochi sappiano cos’è Watch Dogs e qual’è il fulcro su cui la trama ruota. Il protagonista, quello che noi controlliamo, è un hacker, anzi, un super hacker, come al solito di quelli anomali da film, ovvero è un figo della madonna, giustiziere e killer, e non il solito nerd che dovrebbe essere.

Ma a parte questo, è uno che vive col cellulare in mano, in quanto il telefono gli permette di collegarsi tramite un hack al sistema informatico della città e sapere tantissime informazioni di tutte persone che incontra.

A parte che se esistesse una cosa del genere LA VORREI SUBITO, ma mi sono accorto di quanto realistica sia questa situazione ovvero: andare in giro dando retta al telefono senza rendersi conto di dove si stanno mettendo i piedi.

E’ triste che sia stato un videogioco a farmi accorgere della cosa, ma quante volte perdo la concentrazione su quello che mi accade intorno per guardare il cellulare? Tantissime, e cosa ancora più grave, magari pure mentre guido o attraverso la strada, demandando di fatto al processi in background del mio cervello (oh parliamo in informatichese eh) la vigilanza dei pericoli che potrebbero esserci lì fuori.

Poi leggi di quelli che hanno un incidente mente di fanno un selfie e ti rendi conto che tu non sei messo proprio male male.


Paper, please. Lunga vita alla glorioso stato di Arstotzka

28/08/2013

Papers-PleaseAbbiamo vinto la lotteria, e il premio consiste nell’andare a lavorare come reponsabile dell’immigrazione nel checkpoint di Grestin, al confine tra il glorioso stato di Arstotzka (casa nostra) e gli eterni nemici (ora in stato di pace dopo una lunga guerra) della vicina Kolechia.

Questo è, più o meno, l’incipit di Paper, Please, un gioco indie che ci mette appunto nei panni di un funzionario all’immigrazione,

Si tratta di un gioco che fosse uscito nei primi anni ’90 sarebbe diventato un classico eterno. Oggi è “semplicemente” uno splendido gioco che riesce a trasformare la tremenda burocrazia che può esistere in un posto del genere in un’avventura/puzzle game unico nel suo genere.

Tecnicamente siamo di fronte ad un gioco in pixel art come se fosse uscito dalle prime produzioni Amiga. Pochi colori, quadrettoni, musica che sembra uscire da una scheda midi. Eppure in cinque minuti ci si ritrova a controllare passaporti, permessi di lavoro, carte d’identità, cercando un’incongruenza, un errore nei documenti, una dichiarazione sospetta. Perchè se facciamo entrare le persone sbagliate, o non facciamo etnrare quelle giuste, il ben poco magnanimo ministro all’immigrazione ci punirà, prima con dei semplici warning, poi con delle multe che andranno a incidere sul nostro già misero stipendio. Stipendio che dovrà bastare per sfamare, tenere al caldo e curare una famglia con figli, moglie e suocera.

Capita di tanto in tanto che qualcuno cerchi di corromperci, o che sia terrorizzato dal tornare nel suo paese di origine dove sicuramente lo arresterebbero se non peggio. E noi dobbiamo scegliere, se i documenti non sono in regola, se fare “la cosa giusta” ma rimetterci parte dello stipendio, o impersonare l’inflessibile burocrate senza cuore e anima. Non mancano attentati terroristici al confine, attentati che ovviamente obbligano le autorità a restringere le possiblità di immigrazione e a intensificare i controlli, introducendo di giorno in giorno sempre nuove prove (nuovi documenti, impronte digitali, body scanner etc…)

Insomma, un gioco bellissimo, sicuramente non adatto a chi vivie di pane e Battlefield, ma che secondo me potrà essere apprezzato da parecchie insospettabili persone.

Lunga vita all’Arstotzka!.