Hotline Miami: mille modi per rimanere in (PS) Vita.

08/08/2013

Hotline-Miami-04Come al solito arrivo sempre tardi su certe cose. Per godermi VVVVVV ho aspettato di trovarmelo quasi a tradimento sull’eShop. Per Super Hexagon ho attesto che giopep e Kenobit me lo consigliassero in un episodio del Tentacolo Viola. Limbo l’ho finito solo su iOS.

Per Hotline Miami, nonostante ce l’avessi giù su PC figlio di uno dei mille Humble Bundle,  ho atteso l’arrivo su PSVita in modo da godermelo in maniera nomade.

Guardando i titoli qui sopra elencati, mi sovviene il fatto che sono tutti giochi dove si muore un sacco. Comunque, nonostante non avessi proprio capito che tipo di gioco fosse Hotline Miami, l’ho accattato alla modica cifra di 7,99 euro su PSN e ne sono rimasto subito affascinato.

Nel gioco impersoniamo un tizio che deve “ripulire” delle abitazioni da tutti i nemici presenti. Alcuni sono armati di mazze, coltelli, katane, altri di armi da fuco. Il nostro omino parte disarmato, ma basta tramortire uno dei nemici per rubargli l’arma e iniziare così il massacro. Ed è qui uno dei due aspetti che rendono Hotline Miami una droga: la violenza super-estrema che pervade tutto il gioco.

Nonostante il comparto grafico sembri uscito da un Alien Breed sotto acido (la visuale è la medesima dall’alto), la catarsi che si prova a bastonare a morte i nemici è qualcosa che forse solo in The Last Of Us è spuntata fuori. In Hotline Miami è tutto esageratamente sanguinolento. Le teste esplodono, i corpi vengono segati in due, gli shotgun fanno stragi, tutto in un esplodere quasi fluorescente di pixel.

Come dissi per VVVVVV, per me questa tipologia di giochi vede il suo apice proprio nelle piattaforme portatili, ovviamente dotate di un sistema di controllo fisico (Hotline Miami sarebbe impossibile da portare avanti su un device touch). Non avento un comprato grafico che necessiti di schermi a 50″, anche su PSVIta fa la sua porca figura.

La seconda cosa che tiene il giocatore attaccato alla console è un altro aspetto in comune con la lista di giochi citati all’inizio del post: il respawn del personaggio è immediato. Nessun caricamento, nessuna pausa, nessun momento di fiacca. Si muore, si ricomincia, si muore, si ricomincia, dieci, cento, mille volte. Si muore tantissimo, ma quando si riesce a ficcare un piede di porco in testa a quel disgraziato con il mitra, beh, sorrisi a profusione.

Assolutamente consigliato, senza remore. E poi volete mettere la faccia di chi pensa di stare davanti a un gioco anni ’80 e poi si ritrova costantemente nella scena di Drive dell’ascensore? Impagabile.


Uncharted: l’abisso d’oro. Un gran gioco per una piccola console.

07/01/2013

0711719201021La serie di Uncharted ha sempre suscitato in me sentimenti contrastanti: il primo mi è piaciucchiato così cosà, il secondo l’ho trovato un gioco pazzesco, il terzo mi ha fatto venire la diarrea. Però tutti i capitoli hanno in comune due aspetti: un comparto tecnico fuori parametro e una caratterizzazione dei personaggi che non ha pari nel panorama degli action adventure. Certo, se andiamo a scovare qualche avventura testuale troviamo dialoghi probabilmente più interessanti, ma gli scambi di battute tra Nathan Drake e i suoi amici è qualcosa da film di serie A.

Uncharted: l’abisso d’oro è un capitolo sviluppato apposta per PS Vita, console che mi sono regalato per natale ben sapendo (ma spero vivamente di sbagliarmi) che da qui a poco la userò come soprammobile o per giocarci con 4 lire con i titoli PSP sul PS Store.

Comunque dicevo, mi sono avvicinato a questo nuovo episodio con un po’ di titubanza, dovuta alla delusione del 3° capitolo, e invece, sia perché l’ho scaricato gratis essendomi abbonato al PS Plus (9,90 euro per 3 mesi in offerta) sia perché il titolo ha veramente degli ottimi spunti, mi è piaciuto un casino, ma veramente tanto.

Innanzitutto si spara molto ma molto meno che in Uncharted 3. Non che Drake se ne stia con le mani in mano eh, anzi, falcia decine e decine di cattivoni, ma comunque il gioco è molto meno frustrante.

L’avventura è molto piacevole, la storia è più credibile del solito e come sempre lo script dei dialoghi è qualcosa di spettacolare. Menzione d’onore per la colonna sonora, veramente ispirata e sempre azzeccatissima con quello che accade intorno a noi.
Quando dico che la storia è più credibile, è che a Nathan ne capitano di ogni anche qui, ma non è una pallina di un flipper come gli succede negli ultimi due capitoli per PS3.

Tecnicamente poi questo gioco (insieme a Wipeout) fa capire di cos’è capace il portatile Sony, se fosse sfruttato come Dio comanda. Questo però è anche un problema per PS Vita, in quanto produrre un gioco così non credo si discosti molto, a livello di costi, dal produrre un titolo di alto livello per le console da casa.

Comunque se si possiede una PS Vita non si può proprio evitare di giocare questo piccolo gioiello.