Nevermind, la cassettina, 25 anni fa.

10/03/2017

nirvananevermindalbumcoverOk, Nevermind è uscito nel ’91, e sì il video di Smells Like Teen Spirit era in heavy rotation sull’allora bellissima  VideoMusic. Ma per me il vero ascolto di Nevermind è iniziato l’anno dopo, quando mi sono comprato la mia bella cassettina originale, ed è stata praticamente l’unica cosa che ho ascoltato per mesi , scalzando dal mio walkman Ten (cassettina originale anche quella) per poi venire a sua volta tolta per far spazio a Dirt.

Ma poco importa, sono 25 anni che la mia anima è stata rapita da Nevermind e tutte le volte che ascolto questo disco mi sento a posto con me stesso. Non so spiegarlo, è una roba che accade e basta. Nevermind è uno dei pochi dischi che considero “perfetti”. Non ha un pezzo fuori posto, noioso, filler. No, li si ascolta tutti sempre. Non skippo mai una traccia di Nevermind, e mi capita con pochissimi album.

Curiosamente mi ritrovo ad ascoltare Nevermind in giorni di sole pazzesco. Mi ricordo 25 anni fa che ero alla Giornata dell’Altletica della mia scuola, sarà stato aprile del 1992, e faceva caldissimo e io ero contento come un bimbo e avevo Lithium sparato nelle orecchie dalle cuffie del mio walkman di qualche marca astrusa. Mica Sony, troppi soldi. Ma Lithium era lì. E Come as You Are. E Territorial Pissing. Ed era bellissimo.

Oggi c’era il sole e quasi per istinto ho deciso di pigiare play. Ed ecco la chitarra di Kurt, ecco la macchina che vibra per il volume. Ecco il mio sorriso che si ristampa sulle labbra. Ed eccomi urlare a squaciagola. E ciao, Nevermind è ancora qui.

 

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Cinque canzoni per correre veloci (a piedi o con qualunque mezzo si voglia)

16/09/2016

Ok, non scrivo qui da luglio, che ci volete fare, sono vecchio e stanco. Ma oggi la giornata è iniziata con una canzone a volume da sordità precoce in macchina e quindi è corretto che io piazzi qui sotto cinque canzoni da mettere a volume MAX nella cuffie, mollare tutto quello che state facendo e correre fuori a predifiato, possibilmente spogliandovi e urlando come pazzi 😀

PARANOID – BLACK SABBATH

Paranoid è una di quelle canzoni che avrei voluto scrivere. E’ un pezzo direi semplice nella sua construzione, ma probabilmente per questo perfetto. Il tiro è unico, il riff è un continuo martellare e la melodia facilissima da cantare e quindi urlare a squarciagola.
Per altro l’album Paranoid, che ovviamente contiene il pezzo, è stato registrato in cinque giorni ed è ad oggi il disco più iconico della band inglese.
Milioni di band hanno coverizzato Paranoid, a me sovvengono la stupenda versione dei Megadeth e quella pazzesca di Moby che ho visto dal vivo anni fa,  ma la versione migliore per me rimane una qualsiasi live dei Black Sabbath tipo questa qui sotto.

CREEPING DEATH – METALLICA

Creeping Death è il settimo brano di Ride the Lightning, secondo album dei Metallica. E’ uno di quei pezzi che quando partono in concerto si scatena il pandemonio, perchè ha una strofa molto tirata ma non eccessivamente veloce (non è Blackned) e un ritornello che permette di placare il pogo e quindi rifiatare (sempre se non si canta a squaciagola). Verso la fine c’è anche il momento dove dal vivo il pubblico urla come un pazzo per poi ripartire alla grande. Anche qui direi che una bella performance dal vivo ci sta.

THE SENTINEL – MACHINE HEAD (JUDAS PRIEST COVER)

Non sono mai stato un grande fan dei Judas Priest più che altro per il timbro di voce del cantante, Rob Halford, e il suono comunque è sempre stato di quella parte di Heavy Metal che non ho mai apprezzato, troppo “anni 80” se vogliamo.
Ma poi arrivano i Machine Head e tirano fuori una cover pazzesca, disponibile come bonus track nell’album Locust.

YOU COULD BE MINE – GUNS N’ ROSES 

I Guns n’ Roses sono stati la band hard rock (non metal , punk o resto eh sia chiato) che mi ha sempre preso di più. Non c’erano Motley Crue o altri che per me potessero reggere il confronto a cavallo tra gli ’80 e i ’90. Di pezzi belli i Guns ne hanno fatti tanti, ma uno da ascoltare in macchina, piede sull’acceleratore, soprattutto se c’è un terminator che ci insegue, non può che essere You Could Be Mine.

AMERICAN JESUS – BAD RELIGION

Potevano mancare i Bad Religion in un post dove si parla di musica? Direi di no, ed eccoci qui con la canzone probabilmente più rappresentitiva della band di Graffin (insieme a Generator), che dalla sua ha un martellamento continuo, una serie di accordi semplici ma esaltanti e una linea melodica che, come sempre qundo si parla di Greg, è slendida. Ricordo che nella versione da studio, in Recipe for Hate, in American Jesus presta la sua voce anche un giovanissimo Eddie Vedder.
Anche qui, versione live, del trettenale 😀


Quando pensi al passato e ti sembra un altra era geologica.

28/07/2014

spotify-logocopyLo vedo tutte le volte che spiego Spotify a qualcuno che non ha familiarità con il progresso tecnologico e con le nuove modalità di fruizione dei contenuti digitali.

Solitamente le domande sono “ma dove sta la musica?”, “ma la polizia non dice nulla” e soprattutto,  “ma i negozi di dischi come fanno?”.
Lo stupore vero però c’è quando fai provare a queste persone, padri, madri, zie, un servizio del genere. Vedere le loro espressioni stupite quando capiscono che con un click puoi ascoltare non solo “quel rumore che ascolti tu” ma anche i loro dischi perduti in chissà qualche trasloco, la Cinguetti, Modugno, i Dik Dik, cose che a te non sarebbero neanche passate per la testa.

E allora ti fermi un attimo e guardi il tuo di passato, che fondamentalmente è a cavallo tra i vinili e le cassette e la situazione attuale. E pensi che anni e anni fa andavi in due negozi principali a Torino, Rock ‘n Folk e Maschio, a scartabellare vinili prima e CD poi non solo per trovare l’album del tuo gruppo preferito,  ma anche quelli che per te erano chicche figosissime, ovvero i bootleg dei concerti.

E la cosa bella è che non esistendo Amazon et similia, quelle cose le trovavi solo se andavi in negozio, quindi dovevi già essere uno che aveva facilità a girare per il centro, ed era una cosa elitaria e super bella.

Avevo trovato un bootleg dei Sepultura bellissimo, registrato da Dio, ovviamente non ufficiale (nessuno era ufficiale ovviamente), di cui mi bullavo con gli amici. E mi sarò comprato almeno 3 o 4 bootleg dei Metallica, ovviamente spendendo un botto, ma godendomi ogni singola nota di Hetfield e soci. La cosa da sturbo era quando trovavi il bootleg del concerto dove eri stato tu perchè ovviamente, sui biglietti campeggiava la scritta “Le riprese audio/video sono assolutamente vietate”. Eh già, al tempo non c’erano ancora studi di registrazione portatili [cit.]

Ovviamente non sono così nostalgico per dire che oggi si sta peggio di ieri eh, anzi. Questo weekend mi sono visto su Youtube mezzo Rock Am Ring 2014 con una qualità che mai sarebbe stata possibile solo pochi anni fa, tutto ufficiale, tutto con broadcast della madonna.

Però insomma, quella sensazione un po’ da sborone di “io ce l’ho e tu no” Internet l’ha un po’ modificata. Ora si deve puntare a cose costosissime e ultra rare per poter avere lo stesso stupido orgoglio nel proprio cuore, ma un pochetto quei momenti a scartabellare CD durante un giretto sotto i portici di Piazza Castello, insomma, mancano.

Comunque giusto perchè diciamolo, la tecnologia comunque è una figata totale, ecco l’intero concerto degli Iron Maiden al Rock Am Ring di quest’anno con un Bruce Dickinson ancora veramente al top.


Yesterdays e la (nostalgica) estate dei Pennywise

23/07/2014

yesterdays-300Eh sì, dopo solo un album lontano da casa (album che per altro mi aveva garbato parecchio) il frontman storico dei Pennywise è tornato per un disco che, come fa un po’ intendere il titolo, vuole riprendere un po’ le sonorità passate.

Ci troviamo infatti di fronte ad un album che non solo si allontana radicalmente delle sonorità “alla Offspring” del precedente lavoro, ma sembra quasi snobbare anche quel Reason To Belive che aveva dato ai Pennywise un impronta meno asciutta, con suoni più ricercati, più, se vogliamo, moderni.

Qui siamo dalle parti di The Fuse e precedenti, quindi suoni “secchi”, cori il minimo indispensabile, tanta velocità e un accenndo hardcore, sempre comunque nella sacralità della melodica punkrock californiana.

Dopo qualche ascolto posso dire che questo Yesterdays è un buon disco, sicuramente non un capolavoro, ma che si lascia ascoltare assolutamente senza mai annioare.
Sarà apprezzatissimo dai fan storici della band di Hermosa Beach, ma per quando mi riguarda, dato che avevo veramente apprezzato tantissimo Reason To Belive e le sue sonorità più piene, lo ascolto sì con piacere ma senza strapparmi i capelli (che me ne sono rimasti pochini).

Certo è che un’estate con i Pennywise è un’estate migliore, assai. 😀


Bad Religion, sempre, solo, gli unici.

02/06/2014

brliveAncora una volta mi sono ritrovato a vedere i Bad Religion con il mio aminchio Luca, questa volta in quel del Live di Trezzo D’Adda, e ancora una volta sono uscito dal locale con il sorriso stampato in faccia, la voce quasi scomparsa e una soddisfazione che veramente solo la band di Graffin e soci riesce a darmi.

Che dire, urlare come un pazzo su qualsiasi dei loro pezzi, vedere uno come Graffin che è veramente uno degli artisti più composti e tranquilli dell’intero rock mondiale essere seguito quasi come un profeta da tutti, e dico tutti i presenti al concerto, commuoversi come un ragazzino sulle note di Generator, beh, non ha veramente prezzo.

Ieri sera per altro il locale era strapieno e il sound era ottimo, il che ha permesso di godersi tutto il concerto in maniera quai mistica.

Ma cosa fa dei Bad Religion una band così speciale? Credo il fatto che Graffin sia capace veramente di prenderti, coinvolgerti, farti quasi sentire che lui è lì per te, che 34 anni di carriera sono passati come un soffio nel vento senza sbagliare praticamente nulla.
E la band lo segue, senza primedonne, senza fare le rockstar snobbone, tutto come se fosse il gruppo di amici che vai a vedere quando passano in città perché sai che sono speciali e suonano per te.

Greg, ormai con i capelli bianchi, canta senza sosta per tutto il concerto, senza praticamente pause, con un pubblico davanti in visibilio, che non solo poga come a un normale concerto di questo genere, ma lo senti che c’è qualcosa di speciale nel coro assordante di Generator, o nel ritornello di You, o ancora nel cantare metà album di Suffer.

No, non ho la mano ferma :D

No, non ho la mano ferma 😀

E la cosa che stupisce di più è proprio questa: tutti sanno tutte le canzoni. I Bad Religion hanno un repertorio sterminato che copre oltre trent’anni di carriera, eppure da Fuck Armageddon…This Is Hell dei primi ’80, a True North dell’anno scorso, è un coro costante, energico, sentitissimo.

Insomma, è stata una serata bellissima e come al solito quel sorriso ebete di goduria estrema è ancora stampato ora sul mio faccione.

PS: un saluto a Alessandro, Matteo ed Enrico con cui ho visto il concerto e/o ho avuto il piacere di salutare anche solo di sfuggita.


Cobain, il 1994 e un sospiro da brividi.

05/04/2014

208225-nirvana-kurt-cobainOggi tutto il mondo dell’internet sarà inondato dal ricordo della morte di Kurt Cobain. A parte che io mi ricordavo fosse morto il 4 di aprile, a vabbè, sto invecchiando.

Quel giorno lo rammento benissimo, più che altro ricordo l’incontro con il mio amico Mario, il mio amico super fan dei Nirvana. Ci incontrammo all’angolo tra via San Francesco da Paola e Via dei Mille, e non ci sembrava vero che uno dei nostri eroi musicali se ne fosse andato così.

Ogni generazione ha il suo idolo che se n’è andato in maniera violenta o tragica. Il nostro è Cobain. Ok, per me c’è anche Layne Stanley, ma è un’altro discorso.

Non voglio qui ricordare quanto mi piacevano (e quanto mi piacciono ancora oggi) i Nirvana, ma se continuo ad urlare le loro canzoni in macchina un motivo ci sarà (certo, vedere uno in giacca e cravatta che urla “RAAAPEEEE MEEEEE!!!” fa sempre un po’ strano).

Comunque, i Nirvana rimangono uno dei gruppi che con soli tre album ufficiali in studio (Bleach, Nevermind e In Utero) hanno lasciato un segno indelebile nel rock di sempre. Sarebbe stato lo stesso se Cobain fosse campato fino a novant’anni? Non lo so, so solo che quel (breve) sospiro al termine dell’ultimo ritornello di Where Did You Sleep Last Night, nell’Unplugged, è un momento che mi fa sempre venire la pelle d’oca….


Lightning Bolt e il triste momento in cui capisci che qualcosa si è rotto.

04/11/2013

Pearl_Jam_Lightning_BoltUna volta li adoravi. Nel 1996 e nel 2000 hai quasi pianto vedendoli dal vivo. Anzi nel ’96 tolgo in quasi che c’avevo i lacrimoni di quelli grossi.
Nel 2006, l’ultima volta che ho ascoltato live Vedder e compagni non è stato assolutamente memorabile, non brutto, ma neanche sto evento che speravi. Complice sì il fatto che in quella data hanno avuto la geniale idea di suonare TUTTO il nuovo album (di allora) che proprio un gioiello non era ecco, ma già capivi dentro di te che il fuoco era passato. L’amore, la vita, le urla che ti uscivano ad Assago nel ’96 erano solo un lontano ricordo.

E si arriva ad oggi, a questo Lightning Bolt che dentro di te speravi fortissimo che fosse una figata spaziale, una roba di quelle che ti fanno guardare di nuovo il cielo e notare le stelle, non il nero dello spazio. Ma no, non è la figata che speravi, non è neanche un album decente. L’hai trovato noioso, estremamente prevedibile, quasi un compitino fatto per tirar fuori qualcosa di nuovo per forza.

Ma cosa si è rotto veramente? I Pearl Jam che non sono più in grado di emozionarmi come una volta o io che mi sono fermato a Given to Fly? Credo entrambe le cose. Io sicuramente sono cambiato, invecchiato e diventato più impermeabile a certe cose. Molti dei pezzi passati dei PJ li associo a momenti della vita spettacolari, bellissimi, stampati a fuoco nella mia memoria, e lì rimarranno, sempre nel mio cuore. Dall’altra parte mi sembra abbastanza palese che la vena compositiva della band si sia affievolita se non drammaticamente spenta. Insomma, è come una relazione, alla fine se le cose non funzionano è colpa un po’ di tutti e due.

Mi spiace eh, mi spiace ascoltare Sirens e non provare nulla. Mi spiace trovare Pendulum noiosissima. Mi spiace perché mi sembra quasi che un pezzo di me se ne sia andato via, col passare degli anni, per sempre. Però è anche vero che mi emoziono ancora con I Got Shit o con Do The Evolution, il che mi fa sperare che un po’ di umanità mi sia rimasta appiccicata addosso.

Sono invecchiato? Sicuramente. Infatti di roba nuova nuova non ascolto un granché, ma è anche vero che ultimamente i miei gusti sono virati (preoccupantemente?) verso qualcosa di più duro, chennesò, il disco nuovo dei Carcass è un gran bell’album 🙂

Non c’entra nulla ma consiglio vivamente il disco di cover natalizie dei Bad Religion che è una roba pazzescamente bellissima ed è pure a fin di bene.

Una volta un paio di persone a cui i PJ piacevano tantissimo mi dissero “Vedi di crescere”. Fatto, pure troppo. 😀