Mediaset Infinity: la recensione dopo una settimana di utilizzo.

13/03/2015

inifnityNella continua ricerca di modi per perdere tempo a casa, ho deciso la settimana scorsa di provare la trial gratuita di 30 giorni (solitamente sono 15 ma c’era una promo sulla promo ūüėÄ ) di Mediaset Infinity.
Partiamo da un concetto che ritengo fondamentale ma √® da chiarire: oggi come oggi nessun servizio “legale”, neanche Netflix, pu√≤ offrire il catalogo che danno i siti di streaming “aumma aumma”, sia di serie tv sia di film. Questo lo dico perch√® c’√® sempre qualcuno che se ne esce con “ehhh √® un servizio di merda perch√® non c’√® neanche la puntata che hanno dato ieri di [serie tv a scelta]” o “s√¨ vabb√® ma io mi sono visto in alta definizione [film ancora al cinema a caso]”. Ecco.

Dicevamo, Infinity √® un servizio a pagamento che offre film e serie tv (compresi cartoni animati) al prezzo per i primi 6 mesi di 4,99‚ā¨ e poi a 6,99‚ā¨ al mese. Oltre questo, offre anche a noleggio titoli recenti che si possono trovare anche su tutti gli altri servizi di streaming a nolo (iTunes, Play store,¬† PSN, Chili TV etc…), noleggio che per√≤ √® bello salato e di cui non parler√≤ qui.
Il core business comunque di Infinity √® l’abbonamento standard, che √® basso rispetto alla concorrenza, ma che offre anche un catalogo decisamente poco incisivo, ma con modalit√† interessanti.

Prima di tutto partiamo dalla tecnica. Infinity offre la possiblit√† di registrare al servizio 5 devices (PC, Console, Telefoni, Tablet, mancano solo le lavatrici) e di utilizzarne due contemporanamente. Tipo io guardo un film in tv e il pupo i cartoni sul tablet. E’ possibile resettare e registrare altri device fino ad un massimo di 10 (5 concomitanti sempre). Quindi se ci si rompe la console, o perdiamo il telefono su cui eravamo registrati, possiamo registrane altri 5 praticamente. E’ anche possibile scaricare in locale il film/puntata in modo, sul tablet tipo, di usufruirne in viaggio senza uccidere il nostro traffico mobile.

La qualità. Io ho provato Infinity su PS4 e iPad, e dopo un iniziale insoddisfazione ho visto che su PS4 i film in HD sono effettivamente ad una risoluzione superiore. Ignoro se siano a 720p o 1080p (direi 720) ma effettivamente funziona. Mi dicono che su PC non è possibile visualizzare i contenuti in HD anche se sono dichiarati così, ma non so dire, non ho provato.
Lo streaming √® stabile, non salta mai, non bufferizza, e si vede molto bene, sia su iPad che su Ps4. L’app su iPad √® pi√Ļ veloce e fluida che quella su console. Dove possibile √® disponibile il doppio audio con la lingua originale.

Quindi tutto funziona bene ed √® di facilissimo utilizzo (l’home page √® un filino copiata da Netflix eh, ma proprio un filino). Veniamo alla parte meno soddifacente e capiamo il perch√®: il catalogo.

Allora, il catalogo √® vecchio, non c’√® che dire. I film pi√Ļ recenti belli che ho potuto vedere sono del 2012, tipo Zero Dark Thrity, mentre c’√® roba pi√Ļ recente ma di dubbio valore, come lo sconosciuto Tokarev con Nicolas Cage (2014) o sempre del 2014 il mai sentito Sapore di te dei Vanzina. Se andiamo nella fantascenza, per esempio, il pi√Ļ recente √® Cloud Atlas.

Ovvio che non c’√® Interstellar, per√≤ insomma, magari qualcosa almeno del 2013 uno se lo aspetterebbe, come titolo “di peso”.

Purtroppo per√≤ dove la situazione √® pi√Ļ incomprensibile √® la parte delle serie tv, dove Mediaset potrebbe contare su un catalogo sterminato. Qui di roba veramente interessante, oltre a Orange is the new Black, Sherlock (tutte e 3 le serie) e Braking Bad (anche qui mi sembra ci sia tutto) non si trova molto altro. Hannibal? Ok c’√®. Orphan Black? Anche se non lo conosco pare che sia seguito. Big Bang Theory? Ci sono le ultime 3 serie ok. Ma dove sono The Closer? CSI (uno a caso eh)? Person of Interest? The mentalist? The Folowing? Zero. C’√® Siska, Falco (?), Reque Special Ops (??), che boh, ma qualcuno le ha mai guardate?

Il messaggio che traspare da tutto ci√≤ √® che Mediaset abbia creato questo servizio per due motivi principali: il primo √® essere sul mercato nel caso di arrivo di Netflix e comunque per combattere la piattaforma di SkyOnline. Il secondo √® dare un servizio a basso prezzo, di facilissimo utilizzo e ben funzionante a tutte quelle persone che non sapendo cosa fare la sera accedono PC/Ps4/Tablet e scartabellano il catalogo fino a trovare il film che “ah guarda, non l’avevo mai visto” oppure la serie tv “da provare”. Insomma un servizio non fatto assolutamente per gli appassionati (che comunque per motivi di aggiornamento e non sicuramente di costo si rifaranno ai mercati paralleli) ma per persone che ogni tanto guardano qualcosa in TV.

Certo avessero messo le serie tv “grosse” in massa a questi prezzi, avrebbero disintegrato Mediaset Premium, che offre ovviamente molto molto di pi√Ļ ma a prezzi fuori parametro.

Capitolo finale, e non da sottovalutare, sono i cartoni. Avere un bimbo piccolo e un servizio cos√¨ pu√≤ essere una scelta abbastanza sensata. I film e le serie presenti non sono il top, anche qui, ma sono pi√Ļ che sufficienti per far passare qualche momento al pupo davanti alla tv in tutta sicurezza senza per√≤ rincoglionirlo definitivamente. Ecco forse, visto il prezzo, in questo caso si potrebbe farci un pensierino. Certo √® che con tutte le offerte in chiaro attuali (Rai yoyo, Cartoonito et similia) c’√® gi√† un botto di roba da vedere, ma si √® costantemente bombardati di pubblicit√† che proprio bene non fa.

Per la cronaca, Infinity ha un servizio di cancellazione dell’abbonamento “stile Neflix” ovvero basta andare sul sito, pigiare un link e via, l’abbonamento non si rinnova pi√Ļ. Che se solo penso alle raccomandate, le carte bollate e le bestemmie a Sky per l’abbonamento di mio padre √® gi√† un bel passo avanti.

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Playstation, 20 anni, auguri.

03/12/2014

Nel lontano 19sp_110932-91211-i_rc94 non c’era internet, non c’erano i “leak”, non c’era il bombardamento mediatico che c’√® oggi nel mondo dei videogiochi. C’erano le riviste cartacee, c’erano Nintendo e Sega. Commodore si era spenta, e Sega aveva appena affacciato sul mercato da pochi giorni la sua console a 32bit, il Saturn. Poi arriv√≤ Sony, che fino a quel momento era apprezzata nel mondo per il Walkman, per le TV Trinitron, le videocamere e un botto di altra roba fichissima. Ma non per i videogiochi, proprio no.
“Sony √® un colosso eh, ma nei videogiochi ci vuole passione, e Sega e Nintendo non possono essere battuti” era un po’ il meme che girava tra gli appassionati di allora. Poi uno mise il CD di Ridge Racer nella plasticosa, grigia, anonima PSX e il mondo non fu pi√Ļ lo stesso. Era arrivato il 3D, in un attimo tutto quello che avevamo visto prima con le console da casa sembrava tremendamente vecchio e superato. Da quel giorno di 20 anni fa si sono succedute 4 console da casa, 2 portatili, millemila giochi, decine di periferiche, drammi umani come la caduta del PSN da parte degli hacker, e momenti esaltanti come i boss di God Of War 2.

Tutto questo per dire che se 20 anni fa pochi sinceramente avrebbero scommesso qualche soldo su Sony, oggi Playstation √® sinonimo di videogioco, che piaccia o no. Certo, rabbrividiamo un po’ tutti quando sentiamo dire “ah s√¨ √® la playstation della Nintendo”, e dei piccoli Pikmin bruciano in quel momento, per√≤ √® la dimostrazione di come questo brand si sia imposto negli anni e oggi stia tornando ai fasti di un tempo con PS4.

Sarebbe stato molto divertente vedere cosa sarebbe successo se il sodalizio tra Nintendo e Sony non si fosse interrotto bruscamente per le scelte conservative dei genitori di Mario, e sono convinto che a Kyoto si siano martellati i coglioni quando vedevano che Playstation vendeva fiumi di pezzi e il N64 era una console “di nicchia”, ma comunque la storia la sappiamo e possiamo solo immaginare come sarebbe andata.

Che dire, ho giocato tanta roba su Playstation, ma tanta tanta,  da MGS, alla mitica F1 di Psygnosis, da Tekken 3 a Bushido Blade,  però il gioco che mi rimarrà nel cuore (e nelle retine) per sempre sarà il primo, midico, rotto quanto volete, Wipeout.

 


Facebook e l’appiattimento del continuum spazio-tempo

08/08/2014

84974d1357658114-facebook-logo-facebook_logoC’era un tempo in cui il passato di una persone rimaneva l√¨, confinato nei ricordi, nelle foto dentro i cassetti, nei filmini fatti prima con il Super8 poi con la videocamera.
Era un tempo in cui era praticamente impossibile sapere che fine avesse fatto l’amico delle medie, o la fidanzatina di prima liceo che amavi alla follia ma alla fine poi ciao tutto finito si √® trasferita e addio.
E¬† in quel tempo, la tua vita era divisa in settori quasi stagni. Certo, alcuni amici attraversavano con te il tempo e lo spazio, ma la maggior parte delle persone rimanevano cristallizate in un ricordo, un profumo o una canzone. E l√¨ stavano. Forse, ma forse, si incontrava qualcuno millenni dopo “ah ma cosa fai? come stai?” e finiva l√¨.

Poi √® arrivato Facebook, e il tempo e lo spazio si¬†sono annullati di colpo. Lasciando da parte il dramma di avere ogni tanto qualcuno che riemerge dal tuo passato che speravi fosse morto e invece √® l√¨ con il suo faccione a chiederti l’amicizia (ma poi, se ti stavo sul cazzo alle medie, cosa vuoi da me?), capita aim√® che qualche tuo amico posti qualcosa di interessante, tu lo commenti, e ciao, ti dimentichi della cosa.

Successivamente (ore, giorni) vedi una notifica sul telefono, apri e trovi un nome che non passava per la tua testa da almeno venti anni, che ha commentato lo stesso post del tuo amico. Ma non solo, commenta pure quello che hai scritto tu. Perché? Perché commenti anche le mie parole? Che ti ho fatto di male perchè tu fantasma riemergi dalla mia memoria e ti permentti di scrivere cose che non interessano?
E poi nei giorni successivi ritrovi in quel post commenti di persone che frequenti quotidianamente anche al lavoro, di amici veri che continui a sentire  anche se sono lontani, e di gentaglia che speravi fosse stata inghiottita da un portale del Chaos e ridotta ad anime perdute nel peggior inferno dei regni sotterranei.

Ma √® giusto che tantissime persone della tua vita si ritrovino nello stesso luogo a commentare tra di loro le cose che scrivi, senza conoscersi, e senza pi√Ļ sapere che persona sei diventato? Io non sono la stessa persone di 20 anni fa, non penso le stesse cose e non faccio le stesse cose. Ok, ascolto la stessa muscia, e gioco ancora coi giochini, ma no, non √® giusto. Voi spiriti del passato state dove siete. Perch√® l√¨ vi ho lasciato.


Asus T100, il tablet che serve veramente (a me).

29/07/2014

Transformer-Book-T100_1Devo essere sincero, quando Microsoft ha pubblicato Windows 8 il mio primo pensiero è stato: ma questi si sono grippati il cervello.
Incatenato all’idea di PC (fisso o portatile poco importa)¬†da ormai lustri e lustri, il fatto di avere due anime in uno stesso device mi aveva fatto storcere il naso perch√® se doveva essere un tablet, non aveva senso la versione desktop di Windows, al contrario se si trattava di un computer, l’interfaccia a quadrettoni era inutilizzabile.

Per√≤, e c’√® un per√≤, mi √® sorto il bisogno di avere un computer portatile molto piccolo ma potente, dove potessi utilizzare sia office che alcuni programmi di video e audio editing.
Ho provato sia con iPad, sia con un tablet android pure di fascia mica da ridere (Asus TF300T) ma niente. Nessuno riusciva a darmi quello che volevo.

C’√® poco da fare , se uno deve editare dei documenti a livelllo professionale, anche il miglior office per iPad non regge il confronto con quello per Windows.¬†Non parliamo poi di editare file audio o video. Il versante Android √® messo ancora peggio con applicazioni assolutamente non all’altezza.

Ed √® qui che ho deciso di andare sul lato oscuro dei tablet, e il modo pi√Ļ economico era questo T100.
Innanzitutto parliamo del prezzo. Io l’ho pagato 330 euro, compreso ovviamente di dock tastiera e di codice per il download gratuito di Office Home/Student Edition.

Che dire, il tablet funziona benissimo, è veloce, potente (grazie ai nuovi processori Atom che per fotuna non hanno nulla in comune con qulle chiaviche piazzate nei netbook qualche anno fa), e ci posso fare veramente tutto quello che voglio.
La tastiera √® agganciata al tablet con un robusto connettore che permette di non avere problemi nella gestione del device, anche se, non avendo batteria al suo interno, √® un po’ leggerina e quindi a volte √® possibile che usando le dita sullo schermo, questo si sbilanci all’indietro (basta farci la mano).

Il fatto è che tutto quello che su un tablet Apple o Android è complicato, qui diventa normale. Vedere serie tv in streaming da internet, guardare skygo, giocare agli emulatori (magari attacandoci un controller usb se si usa la dock), lavorare con Office, usare software di editing, insomma, ammetto che mi ha cambiato molto il modo di lavorare e divertirmi.

Tipo, ho giocato The Last Door al mare senza portarmi dietro un cassone della madonna. Ai pi√Ļ smanettoni c’√® anche da dire che installandoci Steam, funziona abbastanza bene lo streaming da un PC principale, cosa che ha ancora diversi problemi, ma pi√Ļ giochi saranno nativi con questa funzione, pi√Ļ il servizio funzioner√† come Dio comanda.

Lati negativi ovviamente ce ne sono: il primo sono i materiali. Il corpo del teblet √® di plastica e neanche della pi√Ļ rinomata. Attenzione, non siamo a livello di cinesate varie eh, ma Asus ci ha abituato a ben altro (per inciso la tastiera invece √® ottima a parte il mousepad, veramene molto cheap).
Il secondo neo √® la risoluzione dello schermo, che per me √® sufficiente, ma nei suoi 10 pollici siamo piantati a 1.366 x 768, risoluzione standard di un portatile, quando Apple, Samsung e anche LG ormai sono a risoluzioni pazzesche (per√≤ con l’uscita microHDMI non si impazzisce nel collegarlo alla TV). Il terzo lo storage: i 32gb dichiarati sono una mera chimera. Dopo aver installato office ci ritroviamo con 12gb scarsi liberi. Cosa molto molto positiva per√≤ √® poter installare tutti i programmi nella MicroSD, che diventa praticamente il disco D:

Grandissima cosa, √® l’autonomia, che √® assoluitamente √® paragonabile a quella di un tablet android di quelli che durano tanto, e molto vicino ad un iPad. Insomma, un 7-8 ore dura tranquillamente ed essendo tutto lo starege memoria a stato solito, accensioni, spengimenti sono velocissimi (s√¨ ci mette meno a partire questo ocn Windows 8.1 che un iPad Air, cronomentrato).

Quindi consigliatissimo, molto utile, ci si possono fare un sacco di cose sia serie che facete, ma diciamo:
Serve a chi: vuole un tablet/PC molto portatile, potente, che pu√≤ far girare Office, Programmi vari, e giochi tecnicamente non esosi (leggi i titoli Telltale ūüôā )
Non serve a chi: usa il tablet solo per giocare ai titoli mobile e navigare su internet, chi vuole milioni di giochi gratis da provare ogni 5 minuti, chi non deve usare office o programmi di utilità seria.


Quando pensi al passato e ti sembra un altra era geologica.

28/07/2014

spotify-logocopyLo vedo tutte le volte che spiego Spotify a qualcuno che non ha familiarità con il progresso tecnologico e con le nuove modalità di fruizione dei contenuti digitali.

Solitamente le domande sono “ma dove sta la musica?”, “ma la polizia non dice nulla” e soprattutto,¬† “ma i negozi di dischi come fanno?”.
Lo stupore vero per√≤ c’√® quando fai provare a queste persone, padri, madri, zie, un servizio del genere. Vedere le loro espressioni stupite quando capiscono che con un click puoi ascoltare non solo “quel rumore che ascolti tu” ma anche i loro dischi perduti in chiss√† qualche trasloco, la Cinguetti, Modugno, i Dik Dik, cose che a te non sarebbero neanche passate per la testa.

E allora ti fermi un attimo e guardi il tuo di passato, che fondamentalmente √® a cavallo tra i vinili e le cassette e la situazione attuale. E pensi che anni e anni fa andavi in due negozi principali a Torino, Rock ‘n Folk e Maschio, a scartabellare vinili prima e¬†CD poi non solo per trovare l’album del tuo gruppo preferito,¬† ma anche quelli che per te erano chicche figosissime, ovvero i bootleg dei concerti.

E la cosa bella è che non esistendo Amazon et similia, quelle cose le trovavi solo se andavi in negozio, quindi dovevi già essere uno che aveva facilità a girare per il centro, ed era una cosa elitaria e super bella.

Avevo trovato un bootleg dei Sepultura bellissimo, registrato da Dio, ovviamente non ufficiale (nessuno era ufficiale ovviamente), di cui mi bullavo con gli amici. E mi sar√≤ comprato almeno 3 o 4 bootleg dei Metallica, ovviamente spendendo un botto, ma godendomi ogni singola nota di Hetfield e soci. La cosa da sturbo era quando trovavi il bootleg del concerto dove eri stato tu perch√® ovviamente, sui biglietti campeggiava la scritta “Le riprese audio/video sono assolutamente vietate”. Eh gi√†, al tempo non c’erano ancora studi di registrazione portatili [cit.]

Ovviamente non sono così nostalgico per dire che oggi si sta peggio di ieri eh, anzi. Questo weekend mi sono visto su Youtube mezzo Rock Am Ring 2014 con una qualità che mai sarebbe stata possibile solo pochi anni fa, tutto ufficiale, tutto con broadcast della madonna.

Per√≤ insomma, quella sensazione un po’ da sborone di “io ce l’ho e tu no” Internet l’ha un po’ modificata. Ora si deve puntare a cose costosissime e ultra rare per poter avere lo stesso stupido orgoglio nel proprio cuore, ma un pochetto quei momenti a scartabellare CD durante un giretto sotto i portici di Piazza Castello, insomma, mancano.

Comunque giusto perch√® diciamolo, la tecnologia comunque √® una figata totale, ecco l’intero concerto degli Iron Maiden al Rock Am Ring di quest’anno con un Bruce Dickinson ancora veramente al top.


L’equo compenso e la grande tristezza.

24/07/2014

220px-SIAE_BollinoCome tutti ma proprio tutti sanno, da un paio di settimane sono in vigore le nuove tariffe del cosiddetto “equo compenso” ovvero quella tassa sui dispositivi elettronici¬†che integrano una qualsivoglia memoria, che praticamente serve a legittimare il fatto che una persona POTREBBE fare una copia di backup legittima di un bene coperto da diritto d’autore.

Ecco, la prima cosa √® il condizionale: POTREBBE. La seconda √® fare una copia di un bene LEGITTIMAMENTE acquistato. Meno male che non c’era la tassa quando registravo i vinili su cassetta per sentirli con il walkman. Notare che quella copia, secondo la legge, non la si deve dare a nessuno eh, √® solo una copia di sicurezza nel caso mi si spaccasse il CD.

A parte che io compro su iTunes, e quindi non ha proprio senso il concetto di copia di sicurezza, a parte che chi usa Spotify non ha neanche la musica in locale, ma quello che è gustoso è che se io mi faccio una copia di sicurezza, che NON POSSO DARE VIA, in che modo danneggio la SIAE?
Perch√® Gino Paoli vuole i miei soldi se io non condivido in alcun modo il bene che ho acquistato? Dov’√® il problema per il diritto d’autore?

Detto questo parliamo dell’incredibile¬†tristezza sia di Paoli e dei suoi soci, sia del ministro Franceschini.
Quando si vociferava della “rimodulazione” dell’equo compenso, cosa che se necessaria pu√≤ essere fatta ogni tre anni, il buon Franceschini aveva dichiarato che tale aumento non sarebbe stato scaricato sulle spalle degli acquirenti.

A parte che per dichiarare una cosa del genere uno dovrebbe essere membro dei consigli di amministrazione di Sony, Apple, Samsung e un altro dozziliardo di società hi-tech, ma cosa si aspetta, che una società stia zitta e si carichi in groppa la tassa per far bella figura a lui e a Paoli?

Quando lo Stato aumenta le accise sulla benzina, forse le compagnie petrolifere dicono “ah, per il bene della nazione¬†e perch√® il governo italiano ci sta simpatico ci suchiamo noi l’aumento”?¬† No, otto secondi dopo la benzina alla pompa √® gi√† aumentata. Anche sette, di secondi v√†.¬†E il carburante √® un attimino pi√Ļ importante di un iPhone mi sembra. Ma l√¨ tacciono tutti.¬†E perch√® quindi un aumento di una tassa sugli hadr disk¬†o sugli smartphone non dovrebbe essere ripiazzata sugli utenti otto secondi dopo?

Ma il grandissimo figurone dimmerda arriva per il ministro quando attacca Apple che ha aumentato i prezzi dei suoi device dopo qualche giorno dal varo della rimodulazione.
Franceschini twitta indignato che Apple fa pagare sempre e solo gli utenti italiani, e SIAE esplicita il suo sdegno dicento che¬†la casa di Tim Cook¬†√® “una multinazionale che pensa solo al profitto”.

Minchia, una multinazionale che pensa solo al profitto, non ci si può credere. E dire che Fiat, Samsung, Toyota, Sony, Audi sono tutte onlus che aiutano i poveri e bisognosi. In Africa paracadutano Yaris e Playstation 4.
Il fatto è che qualche giorno prima il ministro aveva twittato che questo fantastico aumento sarebbe stato a carico dei produttori, bullandosene come non ci fosse un domani, senza però aver conivolto loro nella decisione, accidempolina.

E’ come andare al risotrante, mangiare come dei maiali e dire “Tanto offre il ristoratore”. Ma tu il ristoratore non lo conosci mica e 5 minuti dopo il gestore torna dagli amici che erano con¬†te (che nel frattempo¬†sei telato via con una scusa)¬†¬†e gli chiede¬†i soldi. E in Apple, che proprio dei minchioni non sono, l’hanno fatto apposta: “ah questo qui dice che lo paghiamo noi? Bene”, non solo ti alza i prezzi ma sul sito ti mostra quanto √® la “tassa sul copyright” (notare che non c’√® scritto equo compenso eh).

Poi oh, Apple i suoi device li pu√≤ vendere al prezzo che vuole, chi minchia sono Franceschini o la SIAE per dire che √® “immorale” il gesto di Apple? Se in¬†Italia si continua a vendere un botto di iPhone perch√® l’azienda che li produce dovrebbe abbassare i prezzi?¬†Azienda che per altro produce device sono oggettivamente beni di lusso, perch√® cellulari da 100 carte ce ne sono a valanga, quindi non √® obbligatorio rivolgersi ad Apple. Comprare un iPhone¬†√® una scelta, e molti la fanno.

Insomma, quando Niki Lauda parla di “solito casino italiano” quando descrive la situazione in Ferrari, intende¬†cose tipo questa.


Watch Dogs, la vita vera e il camminare con il telefono in mano.

03/06/2014

Watch-Dogs-Ubisoft-cover-artCredo che tutti gli appassionati di videogiochi sappiano cos’√® Watch Dogs e qual’√® il fulcro su cui la trama ruota. Il protagonista, quello che noi controlliamo, √® un hacker, anzi, un super hacker,¬†come al solito di quelli anomali da film, ovvero √® un figo della madonna, giustiziere e killer, e non il solito nerd che dovrebbe essere.

Ma a parte questo, è uno che vive col cellulare in mano, in quanto il telefono gli permette di collegarsi tramite un hack al sistema informatico della città e sapere tantissime informazioni di tutte persone che incontra.

A parte che se esistesse una cosa del genere LA VORREI SUBITO, ma mi sono accorto di quanto realistica sia questa situazione ovvero: andare in giro dando retta al telefono senza rendersi conto di dove si stanno mettendo i piedi.

E’ triste che sia stato un videogioco a farmi accorgere della cosa, ma quante volte perdo la concentrazione su quello che mi accade intorno per guardare il cellulare? Tantissime, e cosa ancora pi√Ļ grave, magari pure mentre guido o attraverso la strada, demandando di fatto al processi in background del mio cervello (oh parliamo in informatichese eh) la vigilanza dei pericoli che potrebbero esserci l√¨ fuori.

Poi leggi di quelli che hanno un incidente mente di fanno un selfie e ti rendi conto che tu non sei messo proprio male male.