Iron Fist e come non fare una serie.

04/04/2017

cover-2-19Ci avevo creduto. Nonostante le recensioni agghiaccianti, nonostante un protagonista che boh, non mi diceva nulla, ci avevo creduto. Ho iniziato Iron Fist con i migliori intenti e per qualche episodio l’ho anche apprezzato. Sono arrivato fino alla nona puntata dicendo “beh dai, vabbè i combattimenti sono tremendi, ma la trama è abbastanza figa e ci sono i colpi di scena.”

Ecco, dall’episodio dopo, anche la “trama abbastanza figa” è diventata una monnezza, con cose che capitano a caso, attori agghiaccianti e dei villain che hanno meno carisma di una pietra pomice.

Ma veniamo ai punti cardine: Iron Fist è una sorta di combattente leggendario, un'”arma vivente” addestrata per tenere a sicuro il tempio di  K’un-Lun, una sorta di terra che esiste in un’altra dimensione e che ogni tot anni si manifesta sui monti dell’Himalaya.

Danny Rend è l’Iron Fist, rampollo di una delle famiglie più ricche di New York. Quando era bimbo precipita con la famiglia sull’Everest. Muoiono tutti tranne lui, che viene salvato da due monaci e viene portato a K’un-Lun. Qui viene addestrato con metodi alquanto violenti, ma viene scelto come Iron Fist. Oltre ad essere un maestro delle arti marziali e in particolare del Kung Fu, può evocare l’Iron Fist appunto, ovvero il suo pugno destro si illumina e diventa praticamente indistruttibile. Questo gli permette di distruggere muri, sconfiggere in un sol colpo i nemici o creare onde d’urto picchiando il pugno fortissimo per terra.

Ok, poteva uscirne una figata, o poteva uscire una tamarrata esagerata. E’ venuta fuori una roba brutta. L’attore che impersona Danny Rand, pur avendo un fisico adatto (magro ma muscoloso) è totalmente incapace di combattere e non è per nulla credibile. E scusate, ma per una serie che dovrebbe avere il Kung Fu come protagonista non va molto bene. La cosa drammatica è che anche tutti gli altri attori sono incapaci nel combattere, e quindi le scazzottate, che dovrebbero essere il fulcro della produzione, sono la parte più triste e inguardabile.

Purtroppo non va molto meglio per le capacità attoriali del cast. Anche qui praticamente tutti, a parte Ward Meachum, interpretato da Tom Pelphrey e l’onnipresente Rosario Dawson, recitano come se fossero alle prove dello spettacolo del liceo. Manca solo l'”F2 – Fai la faccia basita” di BORIS.

Ma ci ho creduto fino al nono episodio perché pur con dei combattimenti atroci, pur con degli attori non proprio in palla, almeno la trama mi pareva decente. Purtroppo proprio nelle ultime puntate della serie va in vacca anche quella, portando su schermo personaggi assurdamente ridicoli (Davos e Bakuto sono delle macchiette ridicole) e un intreccio di trama senza particolare senso, con un twist finale che sì sì magari serve per i Defenders ma mamma mia che roba brutta.

Che dire, la prossima volta mi fido di più delle recensioni negative, e rivorrei le mie 13 ore buttate con Danny Rand. Grazie.

 


Penny Dreadful e la benedetta oscurità

13/07/2016

MV5BMTgyOTIwNDI1NF5BMl5BanBnXkFtZTgwNDkxNTQxODE@__V1_UY268_CR7,0,182,268_AL_Ebbene sì, quello che internet diceva era, per una volta, vero. Penny Dreadful con il nono episodio della terza stagione chiude il sipario definitivamente e ci lascia con a delle puntate, Benedetta Oscurità appunto, più belle di tutte e tre le stagioni.
Che dire, so che a molti questa serie non ha preso, non è piaciuta. Questa versione “apocrifa” della Lega degli Uomini Straordinari (in realtà molto diversa ma l’impressione a pelle che dà è quella) a molti non è andata giù, ma molti altri, me compreso, ritengono il lavoro di John Logan un capolavoro della televisione odiera.

Come Brian Singer era stato abilissimo a portare al cinema gli X-Men senza farli sembrare dei fenomeni da circo, i personaggi di Penny Dreadful, tipici dell’immaginario fantastico vittoriano, sono riportati in maniera perfetta, reale, fisica, drammaticamente maledetta.
Mettere in scena esseri come Frankestein, vampiri, uomini lupo e avventurieri senza scrupoli poteva finire in una vaccata mondiale. E invece no. Tutto è al suo posto, tutto è drammaticamente quasi vero.

La chiusura dello show arriva, devo dirlo, un po’ a sorpresa viste anche le recesioni molto positive della critica, e nonostante gli sceneggiatori giurino che tutto era pensato per tre stagioni secche, alcune situazioni nelle puntate finali fanno pensare che alcune linee narrative che avrebbero potuto continuare, siano state modificate per chiudersi in maniera degna nel nono episodio. Quello che apprezzo è che comunque non abbiamo una serie monca o chiusa male, ma tutto torna alla sguardo dello spettatore che viene trascinato nella Benedetta Oscurità del titolo, dove finalmente i protagonisti possono abbassare le armi e godersi un meritato riposo.

E poi, al contrario di tante altre serie, meglio chiudere lo spettacolo quando il pubblico sta ancora applaudendo, che quando ha giù lasciato il teatro.

Penny_Dreadful_(serie_televisiva)

 


Wayward Pines, grande progetto o cagata colossale?

20/05/2015

p9693038_b_v7_adGiovedì scorso su Fox (in contemporanea mondiale) è iniziata una miniserie prodotta da M. Night Shyamalan (Il Sesto Senso, Unbrakable etc…) con protagonista Matt Dillon. La serie è tratta da dei romanzi a loro volta tratti da Twin Peaks e si vede (volutamente eh, non è che cercano di nasconderlo).
A chi mastica di videogiochi tutta l’atmosfera ricorderà sicuramente anche quel gran calolavoro di Alan Wake, ma vabbè anche quello era in qualche maniera derivanete da Twin Peaks (e anche dal 70% dei libri di King eh).

Comunque, tornando a noi, la storia (in breve) vede un agente del “Servizio Segreto” (Dillon) avere un gravisismo incidente stradale mentre è in missione per cercare due colleghi scomparsi e risvergliarsi in un ospedale di una cittadina che si chiama Wayward Pines. Qui tutto sembra, ovviamente, molto strano, a partire dall’infermiera che , come da cliché, sorride sempre, è molto gentile ma è evidente che nasconde qualcosa di terribile.

Fermo qui la descrizione della trama per non cadere nello spoiler. La cosa che ho apprezzato è che il tutto è girato molto bene, gli attori sono bravi e si vede che i valori di produzione sono in linea con le serie top.

Il fatto che sia tutto molto “canonico” come cittadina strana e fuori di testa può piacere e non piacere. Siamo davanti infatti al perfetto stereotipo di paesino dove tutto va bene ma in realtà è tutto finto, molto Truman Show ma molto di più Il Prigoniero, serie storica degli anni sessanta. Secondo me il fatto di essere così stereotipato è voluto, ma può anche non piacere.

La cosa che non ho apprezzato molto invece è che già al termine del primo episodio vengano svelate molte ,troppe cose. Vedremo nelle restanti nove puntate cosa capiterà però insomma, potrebbe essere stata una mazzata sui piedi (sempre nell’ottica di dover spiegare tutto agli americani).

Ho iniziato a vedere la prima puntata in italiano ma poi me lo sono rivisto in lingua originale. Toppo impostate le voci nostrane, troppo “pulite”, molto meglio la recitazione originale, anche quella volutamente “forzata” dei personaggi più grotteschi.

Domani il secondo episodio.



Daredevil. Netflix colpisce ancora

26/04/2015

marvels-daredevilChe in Netflix ci sappiano fare a produrre serie è abbastanza evidente dal successo planetario di House of Cards. Certo, dietro le vicende di Frank Uderwood e consorte ci sono due mostri sacri come Kevin Spacey e David Fincher, e uno potrebbe dire “eh con gente così difficile sbagliare”. Molto più facile cannare invece con una serie basata su un supereroe “anomalo” come Daredevil.

Qui non ci sono nomi altisonanti (a parte Vincent D’Onofrio di cui parleremo dopo), non c’è neanche il budget di House of Cards, eppure Daredevil made in Netflix è un’opera incredibilmente buona, direi ottima in moltissimi punti delle sue 13 puntate. Chi mi conosce sa che non sono un appassionato di fumetti e che conosco gli eroi Marvel per qualche albo letto anni fa e per i cartoni e film fatti su di loro.
Di Daredevil avevo letto una miniserie di Frank Miller, e comunque ho sempre considerato il personaggio abbastanza di secondo piano (lo so non è così, ma per me esisteva Spiderman e poco altro). Con questa prima stagione, Daredevil diventa ai miei occhi un eroe fisico, vero, che mena come un fabbro e che incassa come sapeva fare il padre, tormentato dalla sua fede nella chiesa che contrasta con una furia, una violenza, “il diavolo” che fatica a trattenere.
Matt Murdock e i suoi amici sono caratterizzati benissimo, senza (quasi) mai scivolare nella macchietta da “bravi di telefilm di supereroi”. Tutti i personaggi in realtà sono ottimi, veri, senza particolari eccessi dal punto di vista caricaturale. Come ogni ottimo prodotto di intrattenimento però, chi dà carattere e spessore al tutto non sono i buoni, per altro come detto ottimi, sono i cattivi. Tutti i villain della serie sono strepitosi, personaggi sfaccettati, mai monodimensionali, che vivono il loro esser “cattivi” come una vita normale, con amori, conflitti, drammi.

E arriviamo a Vincent D’Onofrio, superlativo Wilson Fisk che ruba letteralmente la scena a tutti, veramente una prova inaspettata di un attore che siamo abituati a vedere continuamente in Law and Order nelle repliche infinite che ci propina la nostra tv. E lui non è il solo che spicca, anche Ayelet Zurer/Vanessa e Toby Leonard Moore/Wesley sono ben più di una spanna sopra gli altri.

Che dire, le tredici puntate della prima serie scivolano via splendidamente, tra momenti di violenza mai nascosta, di emozioni, di azione, e tutto messo insieme con una cura e una professionalità che farà piacere Daredevil anche a chi è lontando dai fumetti et similia.

Secondo me l’unico punto un po’ sotto la media sono gli ultimi 10 minuti della puntata finale della serie. Dopo una scena veramente bellissima, le azioni che chiudono la stagione sono un po’ prevedibili e meno “autoriali” del resto delle tredici puntate. Sia chiaro, è un finale di stagione inevitabile per un personaggio così, però insomma, non è al livello del resto diciamo.

Comunque da vedere, assolutamente, se possibile tutto di un fiato.


Mediaset Infinity: la recensione dopo una settimana di utilizzo.

13/03/2015

inifnityNella continua ricerca di modi per perdere tempo a casa, ho deciso la settimana scorsa di provare la trial gratuita di 30 giorni (solitamente sono 15 ma c’era una promo sulla promo 😀 ) di Mediaset Infinity.
Partiamo da un concetto che ritengo fondamentale ma è da chiarire: oggi come oggi nessun servizio “legale”, neanche Netflix, può offrire il catalogo che danno i siti di streaming “aumma aumma”, sia di serie tv sia di film. Questo lo dico perchè c’è sempre qualcuno che se ne esce con “ehhh è un servizio di merda perchè non c’è neanche la puntata che hanno dato ieri di [serie tv a scelta]” o “sì vabbè ma io mi sono visto in alta definizione [film ancora al cinema a caso]”. Ecco.

Dicevamo, Infinity è un servizio a pagamento che offre film e serie tv (compresi cartoni animati) al prezzo per i primi 6 mesi di 4,99€ e poi a 6,99€ al mese. Oltre questo, offre anche a noleggio titoli recenti che si possono trovare anche su tutti gli altri servizi di streaming a nolo (iTunes, Play store,  PSN, Chili TV etc…), noleggio che però è bello salato e di cui non parlerò qui.
Il core business comunque di Infinity è l’abbonamento standard, che è basso rispetto alla concorrenza, ma che offre anche un catalogo decisamente poco incisivo, ma con modalità interessanti.

Prima di tutto partiamo dalla tecnica. Infinity offre la possiblità di registrare al servizio 5 devices (PC, Console, Telefoni, Tablet, mancano solo le lavatrici) e di utilizzarne due contemporanamente. Tipo io guardo un film in tv e il pupo i cartoni sul tablet. E’ possibile resettare e registrare altri device fino ad un massimo di 10 (5 concomitanti sempre). Quindi se ci si rompe la console, o perdiamo il telefono su cui eravamo registrati, possiamo registrane altri 5 praticamente. E’ anche possibile scaricare in locale il film/puntata in modo, sul tablet tipo, di usufruirne in viaggio senza uccidere il nostro traffico mobile.

La qualità. Io ho provato Infinity su PS4 e iPad, e dopo un iniziale insoddisfazione ho visto che su PS4 i film in HD sono effettivamente ad una risoluzione superiore. Ignoro se siano a 720p o 1080p (direi 720) ma effettivamente funziona. Mi dicono che su PC non è possibile visualizzare i contenuti in HD anche se sono dichiarati così, ma non so dire, non ho provato.
Lo streaming è stabile, non salta mai, non bufferizza, e si vede molto bene, sia su iPad che su Ps4. L’app su iPad è più veloce e fluida che quella su console. Dove possibile è disponibile il doppio audio con la lingua originale.

Quindi tutto funziona bene ed è di facilissimo utilizzo (l’home page è un filino copiata da Netflix eh, ma proprio un filino). Veniamo alla parte meno soddifacente e capiamo il perchè: il catalogo.

Allora, il catalogo è vecchio, non c’è che dire. I film più recenti belli che ho potuto vedere sono del 2012, tipo Zero Dark Thrity, mentre c’è roba più recente ma di dubbio valore, come lo sconosciuto Tokarev con Nicolas Cage (2014) o sempre del 2014 il mai sentito Sapore di te dei Vanzina. Se andiamo nella fantascenza, per esempio, il più recente è Cloud Atlas.

Ovvio che non c’è Interstellar, però insomma, magari qualcosa almeno del 2013 uno se lo aspetterebbe, come titolo “di peso”.

Purtroppo però dove la situazione è più incomprensibile è la parte delle serie tv, dove Mediaset potrebbe contare su un catalogo sterminato. Qui di roba veramente interessante, oltre a Orange is the new Black, Sherlock (tutte e 3 le serie) e Braking Bad (anche qui mi sembra ci sia tutto) non si trova molto altro. Hannibal? Ok c’è. Orphan Black? Anche se non lo conosco pare che sia seguito. Big Bang Theory? Ci sono le ultime 3 serie ok. Ma dove sono The Closer? CSI (uno a caso eh)? Person of Interest? The mentalist? The Folowing? Zero. C’è Siska, Falco (?), Reque Special Ops (??), che boh, ma qualcuno le ha mai guardate?

Il messaggio che traspare da tutto ciò è che Mediaset abbia creato questo servizio per due motivi principali: il primo è essere sul mercato nel caso di arrivo di Netflix e comunque per combattere la piattaforma di SkyOnline. Il secondo è dare un servizio a basso prezzo, di facilissimo utilizzo e ben funzionante a tutte quelle persone che non sapendo cosa fare la sera accedono PC/Ps4/Tablet e scartabellano il catalogo fino a trovare il film che “ah guarda, non l’avevo mai visto” oppure la serie tv “da provare”. Insomma un servizio non fatto assolutamente per gli appassionati (che comunque per motivi di aggiornamento e non sicuramente di costo si rifaranno ai mercati paralleli) ma per persone che ogni tanto guardano qualcosa in TV.

Certo avessero messo le serie tv “grosse” in massa a questi prezzi, avrebbero disintegrato Mediaset Premium, che offre ovviamente molto molto di più ma a prezzi fuori parametro.

Capitolo finale, e non da sottovalutare, sono i cartoni. Avere un bimbo piccolo e un servizio così può essere una scelta abbastanza sensata. I film e le serie presenti non sono il top, anche qui, ma sono più che sufficienti per far passare qualche momento al pupo davanti alla tv in tutta sicurezza senza però rincoglionirlo definitivamente. Ecco forse, visto il prezzo, in questo caso si potrebbe farci un pensierino. Certo è che con tutte le offerte in chiaro attuali (Rai yoyo, Cartoonito et similia) c’è già un botto di roba da vedere, ma si è costantemente bombardati di pubblicità che proprio bene non fa.

Per la cronaca, Infinity ha un servizio di cancellazione dell’abbonamento “stile Neflix” ovvero basta andare sul sito, pigiare un link e via, l’abbonamento non si rinnova più. Che se solo penso alle raccomandate, le carte bollate e le bestemmie a Sky per l’abbonamento di mio padre è già un bel passo avanti.


Gotham, il suo sudiciume e le prime tre puntate

09/10/2014

4GothamCity-610x343-600x337Torno a scrivere qui dopo un bel po’ di tempo più che altro perchè avevo grossi problemi tecnici (non mi funzionava più una mazza).

Detto questo parliamo di Gotham, la serie ambientata nella ridente città degli Wayne ideata da Bruno Heller, già mente dietro a The Mentalist.
Ovviamente su internet ci sono decine e decine di persone molto più brave di me nel commentare questi primi tre episodi di Gotham, ma in questa sede vorrei spiegare perchè se nella prima puntata ero molto scettico e anzi quasi sull’orlo di dire “vabè, peccato”, dopo aver visto la terza sono nettamente più fiducioso e anzi, voglio vedere come va avanti.

Il problema della prima puntata di Gotham è, a mio avviso, il fatto che nel giro di 5 minuti vengono presentati tutti i personaggi principali del mondo del cavaliere oscuro: la ragazzetta che diventerà Catwoman, il giovane Bruce Wayne, il disadattato che si incazza a senrirsi chiamare Pinguino, e pure quello sciroccato di Edward Nigma. Tutti lì, tutti che si incrociano nel giro di mezza puntata intorno al vero protagonista (oltre la città) che è un incazzosissimo Jim Gordon.

Questa cosa a me ha fatto proprio l’effetto “meh”. Soprattutto Selina, con le sue pose che mamma mia quanto sono finte. Il fatto è che il primo episodio mi è sembrato veramente raffazzonato, con la corsa a quanti personaggi facevano vedere nel minor tempo possibile, e poi la produzione non mi è sembrata così buona. Insomma, come se il budget non fosse abbastanza per far scintillare il marciume di Gotham City.

Il secondo episodio ha modificato un po’  il tiro, anche se l’andazzo  molto alla Dark Angel non aiutava certo a far sembrare il telefilm una roba di pregio. Col terzo le cose sono molto migliorate e ho capito il perchè: Gotham non c’entra una mazza con l’iconografia che ho io in testa di Batman. E come essere in un universo parallelo, dove è quasi sensato che tutti conoscano praticamente tutti, che ci sia una tale corruzione che non si capisce come mai ci siano dei crimini non controllati dai poliziotti. Dove tutti i personaggi, pure quelli che solitamente immacolati (Barbara ahhhh Barbara) hanno qualcosa da nascondere.

Devo dire che anche Person of Interest era partito MOOOOOOLTO piano ma ora non riesco a perderemene una puntata (anche se ormai siamo quasi dalle parti di Skynet) quindi vediamo se riusciranno a sviluppare in maniera decente una storia che per ora apprezzo, ma che potrebbe sprofondare nella cazzata in ogni momento.