Penny Dreadful e la benedetta oscurità

13/07/2016

MV5BMTgyOTIwNDI1NF5BMl5BanBnXkFtZTgwNDkxNTQxODE@__V1_UY268_CR7,0,182,268_AL_Ebbene sì, quello che internet diceva era, per una volta, vero. Penny Dreadful con il nono episodio della terza stagione chiude il sipario definitivamente e ci lascia con a delle puntate, Benedetta Oscurità appunto, più belle di tutte e tre le stagioni.
Che dire, so che a molti questa serie non ha preso, non è piaciuta. Questa versione “apocrifa” della Lega degli Uomini Straordinari (in realtà molto diversa ma l’impressione a pelle che dà è quella) a molti non è andata giù, ma molti altri, me compreso, ritengono il lavoro di John Logan un capolavoro della televisione odiera.

Come Brian Singer era stato abilissimo a portare al cinema gli X-Men senza farli sembrare dei fenomeni da circo, i personaggi di Penny Dreadful, tipici dell’immaginario fantastico vittoriano, sono riportati in maniera perfetta, reale, fisica, drammaticamente maledetta.
Mettere in scena esseri come Frankestein, vampiri, uomini lupo e avventurieri senza scrupoli poteva finire in una vaccata mondiale. E invece no. Tutto è al suo posto, tutto è drammaticamente quasi vero.

La chiusura dello show arriva, devo dirlo, un po’ a sorpresa viste anche le recesioni molto positive della critica, e nonostante gli sceneggiatori giurino che tutto era pensato per tre stagioni secche, alcune situazioni nelle puntate finali fanno pensare che alcune linee narrative che avrebbero potuto continuare, siano state modificate per chiudersi in maniera degna nel nono episodio. Quello che apprezzo è che comunque non abbiamo una serie monca o chiusa male, ma tutto torna alla sguardo dello spettatore che viene trascinato nella Benedetta Oscurità del titolo, dove finalmente i protagonisti possono abbassare le armi e godersi un meritato riposo.

E poi, al contrario di tante altre serie, meglio chiudere lo spettacolo quando il pubblico sta ancora applaudendo, che quando ha giù lasciato il teatro.

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Agent Carter, benvenuti negli anni ’40

02/02/2016

agent-carter-768Stasera Sky Cinema 1 inizia a trasmettere la prima stagione di Agent Carter, serie TV spin-off di Captain America – Il primo Avenger, iniziata, si dice, per tappare il buco tra una stagione e l’altra di Agents Of S.H.I.E.L.D.

Ecco, mettiamola così: con Agents Of S.H.I.E.L.D ho resistito per un episodio e mezzo prima di mandarlo a quel paese, con Agent Carter mi sono finito la prima stagione (otto episodi) in due giorni.

Partiamo col dire che secondo me è necessario goderselo in lingua originale, in quanto il fatto che la protagonista Peggy Carter e la sua spalla Edwin Jarvis (sì proprio quel Jarvis, maggiordomo tuttofare del papà di Tony Stark) parlino inglese in un mondo di bifolchi yankee anni ’40 fa il suo effetto.

Altra cosa, ma qui stranamente non mi ha dato fastidio, Agent Carter è una serie con dei buoni valori di produzione, ma non è una di quelle in cui hanno buttato un budget spropositato. E’ fatta bene, tutto è al proprio posto, ma insomma ultimamente la televisione ci ha abituato ad altro.

Detto questo gli otto episodi della prima stagione riescono in maniera molto piacevole a gestire un arco narrativo quasi sempre senza punti morti, con personaggi caratterizzati benissimo e una trama per nulla banale che tiene lo spettatore incollato al divano per sapere cosa succede da lì a poco, bilanciando le cose con una sana dose di battute tra i protagonisti (i siparietti tra Peggy e Jarvis sono spettacolari).

Il bello è che pur essendo innestato nell’universo Marvel, il tutto non ha nulla a che fare con supereroi vari, ma ci si ritrova davanti più una spy story pre-guerra fredda che una serie di combattimenti acrobatici (combattimenti che a parte qualche fisiologica scazzottata sono del tutto assenti).

Il tutto poi calato in un’ambientazione anni ’40 molto credibile e ben fatta. Gli americani anche con budget non stellari sanno comunque rendere su schermo il loro passato anche meno recente, con una qualità aimè a noi non del tutto conosciuta.

Quindi qui si consiglia Agent Carter, una piacevole parentesi in un mondo di serie TV forse troppo dominato dal crime in senso morboso o da gente che si pigli a mazzate.


La buona educazione parte dalle piccole cose.

01/02/2016

Ieri sono andato col pupo a vedere il film di Doraemon al cinema, all’UCI cinema di Pioltello. Ne trovate una brevissima recensione qui.

Ora, era lo spettacolo delle 14 (che è iniziato alle 14:25 grazie alla quasi mezz’ora di pubblicità ma su questo ci torno dopo). Capisco che un genitore, al contrario di me, si disinteressi completamente di un cartone animato dove i protagonisti sono un gruppo di ragazzini e un gatto robot blu, ma io mi chiedo perchè spendere 17 euro (9,50 per l’intero più 7,50 per il ridotto) e poi rompere i coglioni agli altri nella sala perchè devi guardare il cellulare.

Per fortuna ero tre file dietro e la conformazione delle poltrone mi permetteva di non essere infastidito più di tanto, ma cosa c’è di così importante che non puoi stare 90 minuti contati senza aprire sto cacchio di telefono? No perchè uno fosse un chirurgo in reperibilità allora ok, ma visto che sporgendosi un po’ si vedevano le foto di una ragazza che difficilmente era la madre del bimbo alla destra di sto tizio, insomma, anche una vangata sul naso te la meriti.

Poi dico, non ti frega nulla? Fai come quello due file dietro che si è abbioccato. Perchè in una sala buia, anche solo la luce del tuo telefono rompe le palle. Ed è proprio un grandissimo esempio tuo figlio che già da subito capisce che se una cosa non ti interessa puoi fare quello che vuoi, anche se rompi le palle al prossimo. Poi se un insegnante ti chiama perché la tua bestia disturba in classe, fa casino o è semplicemente un maleducato del cavolo, tu te la prendi con l’insegnante, mica con tuo figlio o con te stesso che per altro sei l’unica vera causa di tutto. Senza contare che in sala c’erano altre persone, tutte educate, che hanno speso i loro soldi per far vedere un film ai bimbi, non per sapere i fattacci tuoi su Whatsapp.

Il dramma è che per queste persone è perfettamente normale comportarsi così, e sarà perfettamente normale per i loro figli. E mentre tu ti dai da fare per rendere il tuo una persona educata, rispettosa degli altri, avrai sempre a che fare con imbecilli del genere.

Ripeto, non lamentatevi se poi vi ritrovate delle teste di minchia in casa.

Piccolo commento sul cinema: cari amici del’UCICinemas, vedete di evitare prima di un film per bambini di mettere il trailer con le scene tagliate del film con Verdone e Albanese dove su 10 parole 8 sono parolacce. Così giusto per eh, visto che è una pubblicità proprio vostra, dell’UCI, come dicono Verdone e Albanese stessi.

 


X-Files, 14 anni fa, oggi.

26/01/2016

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Questa sera su FOX andrà in onda la prima puntata della nuova miniserie di sei episodi di X-Files. Ieri, complice la durata di 43 minuti tipica delle serie non-Netflix, e il fatto che al tempo ero stato un supermegafan di Mulder e Scully mi sono visto l’episodio in inglese.

Detto che David Duchovny non l’avevo più seguito (l’ho visto solo in Evolution che è di un botto di anni fa e Californication non l’ho mai visto) e Gillian Anderson invece l’avevo ritrovata in The Fall, l’impatto con i protagonisti è stato abbastanza diverso. Ho ritrovato una bellissima Scully e un disastrato Mulder, anche oltre quello che la trama voglia mostrare.

Comunque, com’è questo incipit dopo quattordici anni l’ultimo episodio della serie storica che ha cambiato, a mio modo di vedere, la TV? Uguale a quattordici anni fa. Ecco, quello che sembra è che, volutamente o meno, Carter e soci abbiano, almeno in questo primo episodio, lasciato da parte tutto quello che di buono la TV ha proposto nell’ultima decade e abbiano voluto riproporre proprio quella roba làa di tanti anni fa, nel bene e nel male. Ieri ho visto in tutto e per tutto un episodio di X-Files, con gli stessi valori produttivi delle ultime serie (buoni ma lontani da quello che gira oggi), con gli stessi attori, caratterizzati esattamente nella stessa maniera, gli stessi discorsi, le stesse paranoie. Ok, al super fan nostalgico piacerà un botto, a me ha lasciato molto meh. Non mi è dispiaciuto eh, ma forse le mie aspettative erano troppo alte, boh.
E’ che vedere una produzione simile lascia un po’ l’amaro in bocca perchè tutto sembra fatto quasi al risparmio, quando mi immaginavo che sia per il brand che per il fatto che si tratta di una miniserie, ci sarebbe stato uno sforzo maggiore.

Vediamo i prossimi episodi, per ora molto fan service, pure troppo, ma niente di eclatante.


Star Wars Il Risveglio Della Forza, ovvero Chewbe siamo a casa.

30/12/2015

51291_pplDopo due settimane dalla sua uscita italiana, ieri sera finalmente mi sono ritrovato alla sala energia dell’Arcadia di Melzo con il mio amicicio dei film fantascienzi per godermi il settimo capitolo della saga di Guerre Stellari, incredibilmente senza essere stato colpito, in questi tredici giorni, da nessuno spoiler vagante.
Dico subito che qui di seguito di spoiler ce ne sono eccome, quindi se non avete visto il film non leggere oltre.

Avvisati

Ok?

Allora, il buon J.J.Abrams non ha toppato, e questo mi sembra già un ottimo risultato. Anzi, non solo non ha toppato, ma ha fatto probabilmente l’unica cosa sensata che si poteva fare in una situazione di hype forse mai visto per un film: ha preso quello che di buono aveva il quarto episodio, lo Star Wars originale, l’ha riproposto un po’ mescolato, e ha aggiunto dei nuovi personaggi che più azzeccati di cosi non si poteva.
Il tutto condito con le vecchie glorie che tutti noi adoriamo, dando anche ad Han Solo un ruolo enorme, quasi di co-protagonista. Purtroppo non é un film perfetto e qui di seguito vado a spegare cosa funziona e cosa non funziona. Per la verità il secondo gruppo é molto scarno, ma aimé una cosa in particolare incrina un po’ il fantastico lavoro fatto da Abrams a livelli visivo, ma andiamo con ordine.

Cosa funziona

I personaggi
Come detto i personaggi sono precisi precisi, ma scendiamo più nel dettaglio. Il cattivone di turno, Kylo Ren, è perfetto, checchè ne dica parte dell’internet. E’ un ragazzo incazzato con tutto e tutti che vorrebbe essere cattivo e spietato come il suo antenato Fener/Vader (su cui torneremo) ma non ci riesce ancora. Anzi, è tutto l’opposto di Fener: dove quest’ultimo era preciso, ubbidiente e spietato, l’altro è impulsivo, incazzoso e impreciso. Il costume, maschera compresa è spettacolare e come ferma il laser nella scena iniziale è da applausi. Molti non hanno apprezzato la fisionomia dell’attore, ma per me doveva essere così. Di belli ma inutili ce n’è fin troppi e Star Wars ha avuto il suo per ben due film.

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Altro personaggio bellissimo è Rey, la protagonista femminile di questo capitolo, bella, giovane, dura ma capace di sorrisi disarmanti e misteriosamente abile in tutto quello che fa, compresa la gestione della forza che dal nulla si dimostra già molto potente in lei, tanto da farla combattere ad armi pari con un Sith come Kylo. Chi è Rey veramente? E perchè sa fare tutte queste cose? Lo scopriremo nel prossimo capitolo?

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Non mi dilungo oltre sui personaggi ma anche Finn, Poe Dameron e il bellissimo droide BB-8 sono perfetti per le loro parti, e danno quel qualcosa in più, anche a livello comico, che era clamorosamente mancato negli episodi I, II e III.

E’ uno spettacolo da vedere
Il Risveglio della Forza è un film visivamente spettacolare, con Tie FIghter e X-Wing che si combattono oltre ogni più glorioso sogno bangato di un supernerd. E poi i pianeti, il Falcon, insomma, uno cresicuto a pane e Skywalker non può che apprezzare una goduria visiva simile.

I personaggi “vecchi” sono ben utilizzati
Avere il cast vecchio in questo film era un rischio non da poco, ma Abrams è riuscito a creare una trama, riciclata fin che si vuole, ma perfetta per dare continuità a quella che alla fine è una favola ambientata nello spazio, con principesse, cavalieri e cattivoni neri. E se non ci sono i problemi di famiglia che fiaba è?

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La trama
A caldo la trama è una di quegli aspetti che può far storcere il naso, tanto simile a episodi IV e V da sembrare quasi un reboot, per altro dando per scontato che uno sappia a memoria i vecchi film in quanto viene spiegato pochissimo. Però dopo che uno ci rimugina un po’ su alcune domande saltano fuori e si capisce che non solo questo è un film che vive su un arco di tre episodi (mentre Star Wars era autoconclusivo ciao bacio), ma come spesso accade con le produzioni di J.J. lascia aperte tantissime domande: chi era l’apprendista Jedi che si è rivoltato contro Luke per cui questo si è esiliato? Rey? Kylo? E perchè Rey sa fare tutte quelle cose? Chi è il tizio che da ordini a Kylo? Cosa significa la visione di Rey?
Il fatto è che la trilogia classica aveva personaggi e trame molto ben fissate e se vogliamo semplici. Qui probabilmente siamo di fronte ad un progetto diverso, più articolato, più “attuale”, anche se ovviamente il riciclo c’è, ma ripeto, è figlio del franchise (tanto che molte battute, come quella sulla morte nera, se le fanno da soli).

Cosa non funziona

La localizzazione italiana
Speravo che con il fatto che Lucas si era levato dalle palle, e considerando che qui non ci sono solo i droidi ma tutto il cast originale, la localizzazione italiana fosse filoogicamente legata a Leila, Ian e Fener, e invece no. So che si dovrebbero sempre avere i nomi originali, ma dopo 30 anni permettetemi di dire che non riesco a sentire Leia e Vader inglesizzato in Veider. Mi spiace ma no. (E allora non si deve nenche chiamare Chewbe ma dovrebbe essere Chewie)

Il Leader Supremo Snoke
E qui veniamo all’unico punto veramente basso di questo film, il supercattivo, quello che ha preso il posto dell’imperatore nell’immaginario del film. Un essere, forse alieno, che viene presentato come un gigante in un collegamento olografico, fatto in computer grafica che in un film dove si è ricercato di dare senso ai modellini proprio non ha senso. Chi è sto tizio? Sembra anziano, come mai trent’anni prima non era parte dell’imperoo comunque nessuno l’aveva nominato? E’ un Sith? E’ il fratello scemo dell’imperatore? Perchè non hanno usato una persona vera invece di sto pattume di CGI?

Insomma, secondo me questo è l’unico vero (grosso eh) difetto di un film che per il resto mi ha divertito, mi ha creato quel moto nostalgico nel rivedere tutti insieme gli eroi di una vita, e mi ha fatto tornare a casa in macchina canticchiando il tema principale della colonna sonora.
J.J. hai fatto il tuo, vedi di non mandare in vacca tutto con il secondo.


Project Cars non esce su Wii U, però così non si fa.

21/07/2015

project-cars-on-wii-u-was-always-just-a-maybe-developer-1116736Che la versione per Wii U di Project Cars non fosse proprio la più attesa dal mondo videoludico era ovvio. Era anche ovvio che se mai fosse uscita, almeno dal lato prettamente tecnico, non avrebbe certo potuto rivaleggiare con Ps4, Xbox One o PC. Però Slightly Mad Studios aveva annunciato anche il gioco per la console Nintendo, e la sua piattaforma di cowdfounding a cui si sono appoggiati i soldi li ha raccolti dagli utenti più entusiasti e mi immagino che tra questi, qualcuno che desiderasse giocare su Wii U ci fosse.

E invece no, non ci giocherà quella persone su Wii U, e non perchè i ragazzi di Slightly Mad Studios non siano stati abbastanza bravi nell’ottimizzare il codice, no, ma perchè (così dice Ian Bell, capo di SMS)  il Wii U non ha la potenza necessaria. E se ne sono accorti a luglio del 2015, dopo che il gioco è stato rinviato per anni. Con calma eh.

A casa mia questa si chiama nel migliore dei casi presa in giro, nel peggiore truffa. Certo è che il team non ci fa una gran bella figura, primo perchè ancora poco tempo fa diceva che il gioco era in ritardo sì, ma sarebbe uscito e, cito testualmente “…it looks phenomenal. And the actual console itself is quite good”, e poi perchè comunque quello che è arrivato sugli altri sistemi è anni luce indietro rispetto a quello che per mesi e mesi hanno fatto vedere con preview, trailer, video ritoccati ad hoc. Un gioco tenicamente downgradato, poco ottimizzato (la PS4 sembra decollare quando gira PrjC) e con ancora oggi un numero di bug quasi ridicolo.

E poi hanno pure il coraggio di annunciare Project Cars 2…..

Peccato perchè sti qui mi stavano simpatici, il primo SHIFT era un gran bel gioco e mi aveva divertito parecchio, ma da me non vedranno più un soldo. Niente, meno male che c’è Assetto Corsa, e non vedo l’ora di provare la versione console. Avevo acquistato la versione PC in Accesso Anticipato ed è una delle migliori cose che ho fatto su Steam.

No no, cari amici di Slightly Mad Studios, così non si fa.


Ted 2, per molti ma non per tutti

15/07/2015

ted-2-poster1-640x1013Il buon Seth MacFarlane torna al cinema, dopo la poco esaltante parentesi di Un milione di modi per morire nel West (che io non ho visto) con il seguito di Ted, film che nel 2012 ha fatto il botto diventando uno dei film “vietati ai minori” più di successo di sempre.

Diciamo subito una cosa banale: se non amate la comicità demente del creatore dei Griffin e se il primo Ted vi ha fatto ribrezzo, qui non c’è nulla per voi.

Se invece apprezzate la fine ironia a base di parolacce, scoregge e battute molto politically incorrect amerete anche questo secondo episodio.

Ted e la sua bellissima e tamarrissima moglie Tami-Lynn si sono finalmente sposati e vogliono avere un bambino. Purtroppo, come è noto, gli orsacchiotti di peluche non possono procreare e quindi la coppia si affida a metodi alternativi, prima all’inseminazione artificiale poi all’adozione.

Da qui parte una serie di avventure incredibili a cui parteciperanno ovviamente sia il rimbombamico di Ted, John, interpretato da Mark Wahlberg, sia Samantha, una giovanissima avvocatessa interpretata da Amanda Seyfried che a dispetto di un aspetto fine ed elegante, si scoprirà una consumatrice di erba da record (“è per l’emicrania”) e capace di tenere testa ai due protagonisti in quanto a scemate.

Non ricordo il primo, però bisogna dire che Ted 2 ha un product placement da far impallidire Transformers, però oh, a me non disturba.

Ted 2 è divertente, ha una trama più sensata del primo e questo gli permette di essere più film e meno accozzaglia di gag slegate. Spettacolari gli immancabili cameo e da piangere la citazione di Jurassic Park.

Insomma, se non vi scandalizzate, andate a vederlo.

PS: Io l’ho visto in italiano, ma è evidente che molti giochi di parole sono stati cambiati per poter avere un senso nella nostra lingua (basta dire che Thunder buddies è stato cambiato, già nel primo, in rimbombamici). Il consiglio è poi recuperarlo in lingua originale per sentire le vere battute, o anche per vedere come hanno cambiato le gag.


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