Legoland Deutschland – Una piccola recensione

30/06/2017

IMG_4306[1]Quest’anno abbiamo deciso di investire la nostra settimana di giugno di vacanza in un viaggio un po’ diverso: siamo andati in Germania, in particolar modo abbiamo trascorso due giorni a Legoland e due a Monaco di Baviera.
Qui farò una brevissima recensione di Legoland, per quelle persone che decidono di andarci apposta o se passano dalle parti di Monaco.

Innanzitutto è bene precisare una cosa: a Legoland c’è sia la parte “resort” ovvero gli alberghi o sistemazioni a tema, sia il parco con le attrazioni. Il target del parco è molto specifico, ed è pensato per bambini dagli 6 ai 10 anni. Se siete quindi amanti delle attrazioni estreme lasciate stare, non fa per voi. Le “giostre” per adulti sono 3 o 4 a seconda di quanto vi piace il brivido, il resto è pensato tutto per i bambini.
Chiarita questa cosa diciamo subito che sono stati due giorni molto belli. Innanzitutto il consiglio è quello di alloggiare al Resort. Noi abbiamo preso una stanza al castello del drago (Drachenburg) e già si viene catapultati in un’altra dimensione. Sembra di essere in un set Lego vero, ma questo è in scala 1:1. con i castelli bellissimi fuori e dentro, le stanze a tema arredate in maniera geniale, con anche una cassaforte dove i bambini, per aprirla e scoprire il segreto che nasconde, devono fare una piccola caccia al tesoro.

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Gli hotel e i bungalow a tema (ci sono degli egizi, di Lego Racers e altri) sono a 5-10 minuti di cammino dal parco, in mezzo al verde. E’ presente anche una struttura che apre alla sera con un percorso avventura veramente bello, e giochi per i bimbi si sprecano, sono ovunque.

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Nel resort ci sono 3 ristoranti ,un bar, un negozio, il minigolf, e qualche altra roba che sicuramente mi sto dimenticando.
Detto quindi che la parte fuori dal parco è geniale, il parco in se è molto simile a quelli medi italiani. Non siamo a Gardaland o Mirabilandia, ma siamo in un posto dove i bambini possono fare tantissime attrazioni da soli, o accompagnati da un genitore se parliamo delle giostre più complicate. Ci sono degli spettacoli, un cinema “4D” con gli effetti di pioggia, vento e fumo, e tantissimi, ma tantissimi negozi Lego. Ecco i prezzi dei negozi sono in linea con quelli che si trovano normalmente nei ToysCenter, non ci sono pezzi rarissimi, ma si trovano molte chicche che fuori dal parco non ci sono. Molto interessante la “Fabrik” dove si vede una piccola catena di montaggio.

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La genialità dei negozi all’interno del parco però è che sono loro stessi un interesse per i bimbi perché ci sono migliaia di pezzi sfusi con cui i ragazzini trafficano per un sacco di tempo, magari poi non chiedendo neanche ai genitori di acquistare qualcosa.

Ovviamente non manca la zona con plastici in Lego di mezzo mondo nel centro del parco (l’Allianz Arena è incredibile).

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Come dicevo prima le attrazioni pensate per gli adulti (che oddio vanno benissimo per i ragazzini ma possono anche non essere apprezzate) sono 3 o 4, però un paio molto belle: in una ci si siede praticamente nella mano di un braccio robot enorme e si viene sballottati qui e li, in un’altra si sale in una sorta di aeroplanino monoposto e si può fare qualsiasi evoluzione mentre la giostra gira (tipo capottarsi continuamente fino a che il pranzo non si riversa per terra 😀 )
Possiamo comunque trovare le calssiche attrazioni con i tronchi che si tuffano nel “fiume”, montagne russe, cose più tecnologiche come la parte di Ninjago o più da bimbi piccoli come la parte di Lego Duplo.

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L’unico consiglio che posso dare , oltre appunto che andare con bimbi nel target d’età giusto (perché il rischio è quello di sentirsi dire “oh ma sta roba è una palla colossale”) e passare una notte nel castello, è quello di portarsi dell’acqua dietro, perché nel parco una bottiglia da 1L costa 3.50 euro. L’autostrada però è gratis 😀

Ah, noi abbiamo avuto fortuna, abbiamo trovato giornate strepitose e poca gente, ma ho sentito di persone che hanno fatto tanta coda per ogni singola attrazione.

A noi è piaciuto un sacco, ecco.

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Perchè mi guardo le gare sugli ovali

22/05/2017

indy2050020logo20hotel20logoMolti mi prendono in giro perché sono uno di quelli a cui piace la Formula 1. Vi risparmio le reazioni quando confesso che pure le gare sugli ovali proprio non le disprezzo, però oh, sono fatto così, c’è gente che si guarda MasterChef, non rompiamo.

Ieri sera, quasi per caso, mi sono ritrovato a vedere uno streaming dal vivo su youtube (SICURAMENTE autorizzato dalla Indycar Racing) , con la sessione di qualificazione per la griglia di domenica della 500 miglia di Indianapolis.

Ok, probabilmente non ci fosse stato Alonso non l’avrei guardata, ma in realtà è stato molto più interessante del previsto. Funziona così: si parte dall’ultimo pilota delle prove del giorno prima fino al poiù veloce. Ogni pilota, da solo in pista, deve fare 4 giri cronometrati, ma non conta il tempo, conta la velocità media. Quindi quello con la velocità media più alta sui quattro giri è in pole. Ed è emozionante, perché qualsiasi micro errore (uno ha sfiorato a 370 all’ora il muro due volte) fa perdere quel chilometro e mezzo di velocità che può compromettere anche diverse posizioni. Insomma, vedere le macchine che girano in un’ovale magari non è così emozionante, ma la gara sul micro secondo è invece abbastanza appassionante.

Alonso partirà quinto, che per un rookie, uno alla sua prima esperienza in Indycar, è un grandissimo risultato. Vedremo, intanto domenica spero di almeno riuscire a guardarmi i primi giri, così giusto per vedere cosa succede.

PS: La pole l’ha fatta questa macchina qui.

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There must be something good, far away

19/05/2017

mv5bmtm0nju1mjm4ov5bml5banbnxkftztcwotcwntezmg-_v1_uy317_cr10214317_al_Mi sono reso conto che la notizia della morte di Chris Cornell arrivata inaspettata ieri mattina mi ha sicuramente colpito, ma non mi ha sconvolto come invece è capitato a molti che conosco. Ho pensato subito ad un incidente o ad un infarto. Insomma Cornell era in piena attività ed era anche un salutista convinto, quindi avevo istintivamente escluso overdosi o cose simili. Pare sia stato un suicidio, ma a parte la causa della morte, che interessa fino ad un certo punto, penso che un altro di quelli che ritengo i quattro leader storici della musica di Seattle se n’è andato. Non so perché questa morte al contrario delle altre mi ha colpito di meno. Forse perché sono più vecchio e meno emozionabile, forse perché con Cobain ma soprattutto con Layne Staley questo shock aveva già dato tutto quello che poteva dare (la prima morte eccellente però che mi aveva colpito moltissimo era stata quella di Freddy Mercury). Ecco, con Layne forse se n’è andata quella sorta di speranza, di bellezza, di disperazione che la musica si porta dietro, non so davvero spiegare. Mi spiace molto per Cornell, è un altro mio grande mito che scompare. L’ho visto quattro volte dal vivo, tre con i Soundgarden e una con gli Audioslave, ed è sempre stata un’emozione. Forse il momento più bello è stato sentirlo cantare da solo Black Hole Sun al Palavobis (come si chiamava allora) di Milano, insieme ai miei amici di sempre.
Quando ho saputo la causa della morte però una sola canzone mi è venuta in mente. Boot Camp.

 


Indiana Jones nel 2020 e il dramma dei “predatori” ridoppiati.

26/04/2017

indiana-jones-e1465686281884Oggi Disney ha diramato le date per i prossimi suoi film di grande richiamo. Innanzitutto veniamo a sapere che Star Wars IX non uscirà nel 2018, a dicembre come è capitato per il VII e accadrà per l’VIII ma slitterà fino a maggio del 2019. Vabè, possiamo sopravvivere (guerra nucleare permettendo).

Il vero dramma è l’annuncio di un nuovo Indiana Jones per il 2020, anno in cui Harrison Ford avrà se non sbaglio 77 anni. Ora, già l’ultimo Indy, il regno del tempo del teschio di cristallo o come cacchio di chiamava, era urendo, non mi capacito di come sia possibile tirare fuori un film decente con questi presupposti.

Purtroppo non solo il futuro di Indiana Jones è immerso nella paura e nel terrore, ma anche il passato non se la passa benissimo. Mi riferisco al ridoppiaggio dei Predatori Dell’Arca Perduta, credo del 2009 dove l’intero cast dei doppiatori del film originale è stato soppiantato da altre voci, su tutti Pino Insegno che fa Indy al posto del mitico Michele Gammino. L’unica domanda è: perché? Certo, la traccia audio ora beneficia di Dolby Surround multicanale cazzi e mazzi, ma l’intensità e la partecipazione dei doppiatori nuovi è pari a una mozzarella pigra, inaccettabile.
Ok, i film bisognerebbe vederli in originale, ma Indy e Ritorno al Futuro ho imparato ad amarli in italiano da piccolo e sentire altre voci appioppate ai miei personaggi preferiti (voci per altro assolutamente inadeguate) è stato veramente brutto.
Meno male che il cofanetto di Indy (cofanetto che raccoglie la trilogia e non quello squallido quarto capitolo) contiene I Predatori vecchia maniera, con buona pace del dolby surround. Il cuore stavolta batte la tecnologia.
Su Netflix purtroppo c’è la versione ridoppiata, peccato, avessero messo almeno la scelta dell’audio….


Streaming for all: Kodi

09/01/2017

kodi-logo_thumb800Ci ho messo un po’ per scrivere questo post perchè è molto più complicato degli altri, ma andiamo con ordine.

Kodi è un software gratis, assolutamente eccellente, che vuole essere il mediacenter definitivo, e in realtà lo è.
Per quanto riguarda il mio utilizzo, uso principalmente Kodi per vedere contenuti in streaming, che siano serie tv, sport o film, sia in italiano che inglese.
Fondamentalmente Kodi è un software che funziona con degli add on che gli permettono di avere funzioni avanzate, ma andiamo subito al dunque.
NOTA: ho messo le voci che si trovano su schermo in italiano, se lo si installa in inglese la traduzione non dovrebbe essere un problema 😀

1. Scaricare Kodi

Prima di tutto scaricare Kodi, nella sua release “stabile” che si chiama Jarvis (la 16.1)  a questo link https://kodi.tv/download/ , trovate la versione corretta più in basso nella pagina.
La 16 è la versione che uso io, la 17 è molto diversa e forse un giorno farò un aggiornamento.
Una volta installato Kodi (esiste per quasiasi piattaforma) è necessario installare o attivare gli add on che ci interessano che appunto sono per Film e Serie Tv in italiano, Sport e Film e serie TV in inglese.

2. Film e serie Tv in italiano (o in inglese coi sottotitoli in italiano, dipende dal link che si sceglie)

Per le serie tv e film in italiano dobbiamo installare l’add on Stream On Demand.
Andare a questo link https://github.com/streamondemand/plugin.video.streamondemand/releases e scaricare il file che si chiama pungin.video.streamondemand-vx.x.x.zip dove le x sono i numeri della versione.
Salvare lo zip in una cartella che ci ricordiamo e ora andiamo ad aprire Kodi.
In Kodi bisogna seguire questo percorso Sistema->Impostazioni->Add-on->Installa da un file zip e si seleziona il file apprena scaricato. Dopo pochi attimi vedremo un messaggio con scritto “Add on installato”. Attenzione, potrebbero esserci altri messaggi simili, attendente quello relativo a Stream On Demand.
Fatto questo sotto la voce Video-> Add-on troverete Sream On Demand e si ha acccesso, senza pubblicità, spam e popoup a praticamente tutti i siti di streaming conosciuti, con tanto di ricerche globali e preferiti.

3. Sport.

Per lo sport (e le serie e film in inglese) si opera in una maniera leggermente diversa. E’ necessario aprire Kodi e seguire questo percorso SISTEMA > Gestore file > Aggiungi sorgente e cliccare dove c’è scritto “Nessuno”. Qui bisogna inserire questo link http://fusion.tvaddons.ag  e confermiamo. Diamo anche un nome a questo link, io di solito uso Fusion 🙂
Toriniamo indietro e seguiamo questo percorso SISTEMA -> Impostazioni -> Add-On -> Installa da un file zip  e tra le voci troveremo anche Fusion. Scegliamolo e seguiamo questo percorso xbmc-repos > english > repository.unofficialsportsdevil-x-x-x.zip dove le X sono la versione.
Torniamo indietro e seguiamo questo percorso SISTEMA -> Impostazioni -> Add-On ->Installa da repository->Unofficial SportsDevil repository -> Video Add-ons e selezioniamo  SportsDevil. Una volta atteso il messaggio di avvenuta installazione avremo sempre sotto la voce Video Add on tutti i link necessari a vedere eventi sportivi in diretta.

4. Film e Serie TV in inglese

Per le serie tv in inglese bisogna seguire la stessa procedura fatta per lo sport ma con due piccole differenze. Dopo aver aggiunto il link Fusion, come  descritto sopra, si deve seguire questo percorso SISTEMA -> Impostazioni -> Add-On -> Installa da un file zip scegliere Fusion e proseguire con xbmc-repos > english e selsezionare repo.exodus.x.x.x.zip dove le X sono la versione.
Fatto questo bisgona tornare indietro e sguire SISTEMA -> Impostazioni -> Add-On ->Installa da repository-> Exodus repository-> Video add-ons e selezionare Exodus. Una volta atteso il messaggio di avvenuta installazione avremo sempre sotto la voce Video Add on anche la voce Exodus, e quindi tutti i film e serie tv in inglese che potete immaginare.
Per i sottotitoli vi rimando a questo link http://www.androidaba.com/kodi-come-abilitare-i-sottotitoli/

 

 

 


F1 2016, Rosberg vince il mondiale, qualche commento

27/11/2016

screen-shot-2015-12-01-at-14-48-26Il mondiale 2016 si conclude probabilmente con una delle gare più divertenti dell’anno, anno che ha veramente annoiato anche i più insospettabili, anche gente come me che è disposta a svegliarsi alle 7 di domenica per vedere un GP. Alla fine bisogna dire grazie a Verstappen che almeno ha ravvivato un po’ la seconda parte dell’anno.

Hamilton, nell’ultimo weekend, ha ancora una volta dimostrato il suo pessimo rapporto con la sportività e il rispetto per l’avversario: prima millanta un complotto ordito ai suoi danni dichiarando che “tra dieci anni parlerò”, poi in gara si è messo  a rallentare apposta in modo che Vettel e Verstappen potessero spaccare le palle a Rosberg, ottimo e granitico secondo. Direi che Hamilton, vai anche un po’ a cagare va.

Mondiale meritato per Rosberg che vabbè aveva la macchina di un’altra galassia rispetto alle altre scuderie, ma è stato bravo a tenere sotto controllo il compagno simpatico come un gatto attaccato ai coglioni. Dicevo ottimo Verstappen (sì a volte esagerato ma ottimo), bene anche Ricciardo e la Red Bull in generale, e un bel velo pietoso da stendere per la Ferrari in una delle annate più nere dalla fine del dominio Schumacher, proprio nella stagione dove  si doveva dare seguito alla buona ripresa del 2015. Vabbè io tifo Raikkonen, ma spero in generale che sia lui che la fighetta tedesca, possano avere nel 2017 un’auto che possa degnarsi di questo nome, e non una carretta. L’anno prossimo per altro ci saranno modifiche molto importanti, misure più grandi un po’ di tutto, ruotone comprese, e pare che si punti ad abbassare i tempi sul giro di 5 secondi. CINQUE SECONDI! Speriamo che almeno il mondiale non sia una questione di solo due piloti (che sennò basta far girare loro e costa molto meno tutto il baraccone).

Ah Marchionne, magari cambia Arrivabene che è proprio insopportabile.


Hardwired… to Self-Destruct, quattro parole in scioltezza

18/11/2016

metallica_hardwired____to_self-destruct_2016Oggi 18 Novembre 2016 esce Hardwired… to Self-Destruct, il decimo album in studio dei Metallica. Ora, è una settimana che grazie all’internet lo sto amabilmente ascoltando, e avendo anche avuto la possiblità di godermelo nella mia sala ascolto privata (la macchina) ne dico qui due cosette.
Allora, al premere play già subito si ha un’ottima notizia: i suoni sono queli che devono essere. Basta rullanti diversamente suonanti, basta effetti bislacchi, basta. Finalmente i suoni sono quelli che ci si aspetta dai Metallica: potenti, asciutti, quel gh gh gh delle chitarre che tanto fa Ride The Lighting/Master of Puppets.
Il disco si apre con il pezzo che dà il titolo all’album, Hardwired appunto, per altro il primo singolo uscito mesi fa. Nononstante al primo ascolto non mi avesse molto convinto, risentendolo qualche volta devo dire che invece è un gran bel pezzo, tiratissimo, molto azzeccato. Atlas, Rise! ,terzo singolo pubblicato e secondo brano, è la prima chiccha di questo lavoro dei quattro di San Francisco. Intrecci di chitarre, un quattro quarti bello secco, ritornello finalmente all’altezza, parte finale che fa lacrimare dai ricordi del passato. Bello bello. Il disco continua su livelli molto alti con Now That We’re Dead, l’ispirata Moth Into Flame e Dream no More, con la prima parte di questo doppio album (sì purtroppo questo è uno degli aspetti negativi) che si chiude con Halo On Fire che è sì un bel pezzo, ma più facilone, con un ritornello orecchibile e delle linee melodiche delle chitarre più sempliciotte.
Come dicevo Hardwired… to Self-Destruct è un album doppio, diviso in due parti da sei brani per ciascuna. La seconda parte è, senza dubbio molto molto meno ispirata della prima (a parte l’ultimo pezzo di cui parlo alla fine). Si parte con Confusion, un pezzo eccessivamente lungo per quello che ha da dire, ascoltabile sì, ma anche a causa si una linea melodica di Hetfield molto banale, insomma scivola via senza gloria. Peggio si va con il brano successivo, Manunkind, pezzo superfiller, che mi chiedo perchè inserirlo in un disco del genere, con uno standard molto più alto. Here Comes Revenge, non tremendo, è un brano però che ha più meriti per certi stacchi ritmici abbinati ai suoni che citavo all’inzio che per il pezzo in se. Purtroppo la vena canora di James non è più quella di una volta e in brani così si nota parecchio. Am I Savage? è invece un pezzo brutto, noioso, troppo lungo, con riff e un incedere che non c’entrano una mazza con altri brani di questo disco. Murder One, penultimo brano, sarebbe anche un pezzo più che ascoltabile, ma anche qui caro Hetfield proprio non ci siamo. Troppe urla in un brano che poteva avere traqnuillamente la potenza malsansa di un The thing that should not be, e invece con tutte ste urla monocordi boh proprio non ci siamo. E proprio quando uno sta per dire “vabè, metà album è ottimo, il resto me lo ascolto quando cucino” ecco arrivare la fucilata, il missile. Spit out the bone è Metallica allo stato puro, come il Dio del metal comanda,  velocissima, potente, iper adrenalinica, complessa, con una parte verso la fine emozionante. Bellissima, sicuramente il pezzo più bello dei Metallica non solo di  questo album ma degli ultimi venti anni, e che starebbe benissimo in uno degli album storici.

Insomma, Hardwired… to Self-Destruct è finalmente l’uscita dal tunnel che dal quel drammatico Load gente come me si aspettava da Urlich e soci. Non è perfetto, no, e se facevano un album di 8 pezzi invece che di 12 sarebbe stato veramente ottimo.
Purtroppo la cosa che emerge più di tutte è che Hetfield non ha più quel guizzo nelle melodie che aveva in passato, e questo fa si che pezzi potenzialmente belli vengano appiattiti da un cantare “quasi sempre uguale”.
I tempi di Master sono finiti, per un sacco di motivi, perchè quelli erano capolavori che nessuno, ne loro ne altri hanno mai egualigato, e perchè li abbiamo ascoltati in periodi della nostra vita speciali, ma i quattro cavalieri sono ancora in forma e questo ultimo lavoro dimostra che sanno ancora comporre come si deve oltre che essere sempre potentissimi dal vivo.