Zelda A Link Between Worlds, Nintendo e la magggia vera.

16/12/2013

2376556-9208487204-The_LOk, sono di parte. Zelda A Link To The Past è stato il mio primo Zelda. L’ho amato, ci ho messo un pacco di tempo a finirlo (al tempo il mio inglese era un filo da rodare), e la cartuccia è ancora custodita in uno scatolone nelle segrete del castello dai miei, che fa un po’ tesoro nascosto un po’ Arca dell’Alleanza.

Quindi, come è facile capire, le prime immagini di questo A Link Between Worlds, per dirla con un francesismo, me l’hanno fatto venire duro a tarello.

Per fortuna il gioco non solo ha pienamente soddisfatto la mia voglia di un sequel con i controcazzi dello Zelda per SNES, ma ha travalicato ogni mia più rosea aspettativa.

ALBW è, senza mezzi termini, un capolavoro assoluto. La cosa che mi ha colpito di più di questa nuova avventura è il level design, perfetto, assolutamente geniale, che basa la sua luce sull’inedita capacità di Link di diventare un dipinto, quindi di sfruttare i muri come piattaforme per andare là dove sembra assolutamente impossibile andare.

Quando vedi quanta precisione, astuzia e intelligenza viene messa in un solo gioco, ti verrebbe di prendere a randellate fortissime quei team di sviluppo che tralasciano mille cose per rispettare la data di uscita e molte più mazzate ai publisher che li obbligano a lavorare dimmerda.

Qui non c’è una cosa fuori posto, un bug, un errore, niente. E’ tutto perfetto. Forse (forse) l’unica cosa che potrebbe non piacere a tutti, è che il gioco, date alcune scelte di gameplay, può risultare è un po’ facile. Il giocatore infatti, al contrario degli episodi precedenti, ora ha la possibilità di accedere a tutto l’arsenale di gadget  tipico della serie quasi da subito. La cosa sì facilita da un certo punto di vista il cammino (per me lo rende solo meno frustrante), ma dà comunque al giocatore la possibilità di gestire il proprio progredire e l’ordine dei dungenon come meglio crede dando una libertà di azione assolutamente indetita.

Menzione iperspeciale per la colonna sonora, epica, trascinante, completamente orchestrata, molto molto molto superiore a qualsiasi Zelda (protatile e non) uscito sino ad oggi.

Insomma, come si sarà intuito, questa avventura di Link mi ha fatto veramente tornare la giuoia nel cuoricino. Bellissima.


Luigi è più simpatico di Mario, non c’è confronto.

14/05/2013

PS_3DS_LuigisMansion2_PEGILuigi’s Mansion 2 (che poi non ho capito perchè da noi non ha il sottotitolo USA Dark Moon ma vabbè) è un gioco bellissimo.

E’ Nintendo al 100%, ed è curioso che a pubblicarlo sia stata una software house per nulla niponica, ovvero Next Level Games, a cui però c’è da dire erano già stati commissionati franchise sempre dei personaggi della casa di Kyoto (tipo Mario Smash Football).

Luigi’s Mansion 2 è un gioco che ti porta a passeggiare per le oscure stanze dei manieri in cui ci si introduce con una leggerezza e un divertiento tipico di un cartone animato di quelli stilosi. Luigi canticchia il motivetto della colonna sonora e si ferma a fare la doccia se si trova sotto un getto d’acqua. Dice qualche parolina, fa i versi buffi, insomma una pacchia per chi ama Nintendo.

E il gioco com’è? E’ molto divertente, esplorativo con una fortissima connotazione puzzle, soprattutto ambientali. Veramente notevole a livello tecnico e la durata è più che soddisfacente.

Forse l’unica cosa che mi ha fatto storcere un po’ il naso è il livello finale, un po’ slegato dal resto della storia e con una serie di cose da fare un pelo ripetitive. Però è un aspettomarginale in una produzione che sfora la perfezione.

Se si possiede un 3DS è un acquisto imprescindibile, e chi non ha un 3DS forse è ora che ci faccia un pensierino.


Castlevania: Mirror of Fate, un gran bel giochino

30/04/2013

MoF-GameAmmetto che non sono mai stato uno dei fan integralisti della serie Castlevania. Ci giocavo su Game Boy, ci avevo giocato (ma non finito) su SNES, e avevo adorato, ma proprio da impazzire, Symphony of The Night. Però ammetto che, a parte appunto il titolo per la prima Playstation, il resto non mi ha mai acceso il sacro fuoco del superfan. Capisco chi li considera degli ottimi giochi, ma io mi rompo i coglioni. Però poco più di tre anni fa Konami mi affida il franchise a degli spagnoli, i Mercury Steam, che da bravi fan di God of War, serie che invece adoro, che fanno? Prendono Castlevania e gli danno finalmente la prima incarnazione in 3D che meriti di essere ricordata, (copiando di brutto) “ispirandosi” il combat system di GoW.

In questo spin-off per 3DS, Mirror of Fate, sinceramente mi aspettavo di trovare quello che Ready at Down aveva fatto su PSP con Kratos e Co., ovvero una versione miniaturizzata del gioco “grande”. E invece sti spagnoli che mi tirano fuori? Sì, un titolo con quelle meccaniche e quello stile di combattimento, ma in rigoroso 2,5D, ovvero quel modo di raffigurare la scena di lato, ma tutto con un motore grafico tridimensionale (che con il 3DS acquisisce un tono ancora più treddì).

Il gioco l’ho completato al 75% in circa 9 ore, e mi ci sono divertito parecchio. Certo non è un titolo super tecnico, ma i combattimenti sono spesso gustosi, le magie che si utilizzano sono tutte più o meno utili (anche perchè certe parti di mappa sono irraggiungibili senza) e le ambientazioni sono artisticamente molto ispirate. Menzione d’onore per la colonna sonora (tutta orchestrale, non ci sono chitarre o batterie come i classici Castlevania), veramente eccellente e sempre adatta a quello che capita su schermo.

Certo, si usa sempre la stessa arma principale per tutto il gioco, e sì, nonostante Mercury Steam abbia voluto mantenere un certa impostazione di fondo in linea con i Castlevania precendeti (la mappa che si scopre man mano che si va avanti in primis), il tutto è molto molto molto semplificato. Però è divertente, e mi ha fatto venire quella voglia di “dai vedo ancora cosa c’è lì dietro quella porta e poi spengo” che fanno volare il tempo.

39 euro sono tanti, lo so, ma se si trova a meno è un acquisto che, secondo me, un possessore di 3DS a cui piacciono gli action non può lasciarsi sfuggire.

Ah, non compratelo per la trama, decisamente no, ma non ho memoria di Castlevania a cui hanno dato un Oscar per la sceneggiatura. 🙂


Il bellissimo anacronismo del nuovo Zelda per 3DS

19/04/2013

k-bigpicL’altro giorno vedendo il Nintendo Direct dedicato principalmente al 3DS si è abbastanza capito che la casa di Kyoto intende puntare moltissimo sulla sua console portatile, molto di più di quanto non voglia fare, almeno per ora, su Wii U.

Ovviamente il megaton della presentazione è stato l’annuncio di uno Zelda per 3DS, cosa che prima o poi sarebbe accaduta eh. La figata però è che si tratterà di uno Zelda vecchio stampo, visto dall’alto, palesemente ispirato a Link To The Past (a mio avviso ancora il migliore Zelda di sempre) e ai capitoli usciti per Game Boy e GBA. Molti hanno ruttato fortissimo contro un aspetto grafico non all’altezza della console (che sta facendo vedere cose per altro inasptettate) e comunque troppo obsoleto.
Personalmente proprio quell’aspetto grafico, il ritorno all’uso dei tasti fisici e l’abbandono (almeno a quanto si è visto) del pennino (Dio ti ringrazio) mi hanno catapultato negli anni ’90, dove nel mio Super Nintendo era incastonata la catuccia ovviamente di A Link To The Past.

Quindi tantissimo amore, tantissimo hype, voglia di giocarlo e grazie di aver abbandonato lo stile di Wind Walker, carino eh, ma ha rotto il…. vabè. Agevoliamo 10 minuti di gameplay.